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SCENARI

Costi, ritardi, temperature, promozioni: la guerra in Medio Oriente incide sul trasporto del vino

Chiusura dello spazio aereo e sospensione delle rotte marittime, l’analisi di Hillebrand Gori (Dhl): “impatto immediato per i produttori”
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Le tensioni in Medio Oriente condizionano anche i trasporti di vino

Un’altra “tegola” si è abbattuta nel mondo del vino, già alle prese con una serie di problemi che da tempo persistono (cambiamenti climatici, dazi, calo dei consumi, costi che salgono, nuove generazioni “affascinate” da altri prodotti) e che preoccupano il settore. L’ultima, in ordine cronologico, riguarda le complicazioni per il trasporto causate dal conflitto in Medio Oriente. Gli spazi aerei, a marzo, si sono chiusi o ridotti in tante città importanti e, come riportano le cronache giornaliere, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, che divide la penisola arabica e che rappresenta un punto di transito cruciale per il petrolio, è praticamente sospeso.
Il fatto è che, come sottolinea Hillebrand Gori, realtà che fa parte del Gruppo Dhl, e tra i big nella logistica e nel trasporto di bevande, “l’evoluzione della situazione geopolitica in Medio Oriente sta causando interruzioni operative nelle catene di approvvigionamento globali. Per i produttori di vino, birra e liquori, l’impatto è immediato. La chiusura dello spazio aereo, la sospensione delle rotte marittime e la deviazione delle navi stanno influenzando la capacità di trasporto, i tempi di transito e la prevedibilità dei costi”. Il Medio Oriente, infatti, “riveste un ruolo strategico sia nelle reti aeree che in quelle marittime. Quando gli snodi principali vengono interrotti, l’impatto si estende ben oltre la regione stessa”. E questo per gli importatori di prodotti come vino, birra e spirits, può significare dei grattacapi: ad iniziare da tempi di transito aereo più lunghi a causa del riposizionamento degli aerei; ritardi di più giorni, da 48 a 96 ore; le spedizioni oceaniche che vengono deviate via Africa, con un ritardo da 1 a 3 settimane; limitazioni temporanee di capacità sulle corsie commerciali prioritarie, ma anche possibili supplementi per imprevisti o emergenze. “Le bevande alcoliche - afferma Hillebrand Gori - sono sensibili alle tempistiche. Lanci promozionali, picchi stagionali e cicli di rifornimento dei punti vendita richiedono affidabilità. Quando le navi vengono dirottate e i voli cancellati, le ipotesi di pianificazione cambiano rapidamente”. Le compagnie di navigazione hanno sospeso la maggior parte delle nuove prenotazioni per i porti direttamente interessati, le navi vengono reindirizzate via Capo di Buona Speranza anziché attraversare lo Stretto di Hormuz. Ovviamente, “le deviazioni aumentano i tempi di navigazione e il consumo di carburante. Ne consegue una possibile congestione della rete, poiché i volumi di traffico reindirizzati raggiungono simultaneamente i porti di accesso europei o asiatici”. Ciò, per gli importatori di vino, birra e spirits, può incidere su elementi come la precisione della stima dell’orario di arrivo, la disponibilità dei container, la previsione dei flussi di cassa legata alla tempistica delle scorte, la pianificazione del tempo. E poi ci sono rischi operativi da calcolare, afferma Hillebrand Gori, “innanzitutto, tempi di transito prolungati possono aumentare il rischio di esposizione a variazioni di temperatura. Il trasporto marittimo più lungo attraverso climi più caldi potrebbe richiedere una revisione della scelta dei contenitori, soprattutto per vino e birra artigianale”. Ed ancora, i cosiddetti “emergency surcharges”, ovvero la tariffa aggiuntiva temporanea applicata dai trasportatori per coprire aumenti imprevisti dei costi operativi, che “possono influire sulle stime dei costi di sbarco. Tali aggiustamenti sono imprevisti, ma dovrebbero essere presi in considerazione in qualsiasi nuova trattativa sui prezzi”.

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