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VINO E DENOMINAZIONI

Crescita della qualità e definizione di uno stile: i primi traguardi del Pinot Grigio delle Venezie

Il bilancio di quattro anni di una Doc che ha messo ordine in un panorama da 230 milioni di bottiglie. Ora il lavoro è su promozione e valori

Ha messo ordine in panorama produttivo da 230 milioni di bottiglie, ne ha legato l’identità ad uno dei luoghi italiani più conosciuti nel mondo, come Venezia, ne ha tracciato uno stile ben definito, che lo distingue dal resto della produzione. A quattro anni dal riconoscimento della Doc Pinot Grigio delle Venezie, grazie al lavoro di oltre 50 commissioni di assaggio dell’ente di certificazione, l’identikit del primo vino bianco fermo italiano per produzione ed export è sempre più nitido. L’azione del Consorzio Vini Doc delle Venezie si è concentrata sul governo del mercato a garanzia del valore lungo la filiera produttiva, come sottolineato nel primo convegno internazionale dedicato ai valori del Pinot Grigio coordinato dal Consorzio (e curato dalla storica rivista Civiltà del Bere), ieri, a Venezia.
“Il Pinot Grigio delle Venezie ha bisogno di un nuovo linguaggio che parta dal luogo di origine ben rappresentato dal ferro della gondola che evoca Venezia, città conosciuta in tutto il mondo - ha esordito Albino Armani, presidente del Consorzio - in questi anni abbiamo conseguito un aumento della qualità, frutto di una filiera di controllo maniacale, grazie alla costituzione di un ente di certificazione ad hoc (Triveneta Certificazioni, ndr) che contempla anche lo stile dei vini, e stiamo perseguendo l’equilibrio tra la domanda e l’offerta, secondo una direzione condivisa, pena la perdita del valore”.
La denominazione è nata per avere una massa critica sui mercati internazionali sotto un unico marchio collettivo e per innalzare il livello qualitativo con l’upgrade da Igt a Doc, e porlo sotto una unica cifra stilistica. Una missione compiuta che si è completata con le azioni messe in atto dal Consorzio, in accordo con le organizzazioni di filiera, per tutelarne il valore e in particolare i prezzi delle uve.
“Abbiamo fatto ricorso allo stoccaggio per le campagne 2018 e 2019 - ha spiegato Armani - e al blocco temporaneo degli impianti dal 1 agosto 2019 al 31 luglio 2022. La flessione del prezzo delle uve in realtà è stata lieve, pari a 5-10 centesimi al chilo, rispetto al can can mediatico che ha suscitato”. Stando ai listini delle Camere di Commercio delle province di Treviso e Verona si è passati dai 60 euro a quintale del 2018 ai 50-55 di quest’anno.
I numeri ben descrivono la portata della doc Pinot Grigio delle Venezie, prima denominazione interregionale italiana che coinvolge Veneto, Friuli e la Provincia autonoma di Trento. Rappresenta l’85% della produzione italiana di Pinot Grigio, il 42% di quella mondiale, con una notevolissima propensione all’export (Nord America 44%, Inghilterra 27%, Germania 10%). Gli ettari sono circa 26.000 per una produzione stimata sui 230 milioni di bottiglie.
Un vino-vitigno italiano che primeggia in tanti mercati del mondo, a partire dagli Usa, come hanno raccontato Ettore Nicoletto, ad Santa Margherita Gruppo Vinicolo, di fatto la cantina che ha aperto il mercato del Pinot Grigio negli States, e Sandro Sartor, Managing Director di Constellation Brands Europe, Middle East, Africa e di Ruffino, ed Alberto Marchisio, direttore generale Cantine Vitevis.

“Il Consorzio ha costruito degli strumenti utili per gli operatori e il marketing - ha continuato Armani - che dovranno supportare posizionamento e valorizzazione del prodotto. Nonostante l’attività di promozione non sia ancora iniziata, il clima di attesa che si è creato negli ultimi due anni ha prodotto un aumento degli imbottigliamenti, nel 2019 sul 2018, di oltre il 40% come media dei primi 9 mesi dell’anno. Incrementi che ci pongono al primo posto tra le denominazioni nazionali per crescita in una situazione di mercato non sempre rosea. Molto lavoro dovremo fare sui mercati strategicamente più importanti per noi, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, o meglio Londra, e Germania, ma anche sul mercato interno, su cui siamo soccombenti, essendo solo al 5% dei consumi. Una disattenzione dovuta al successo dell’esportazione che ha creato sul mercato nazionale la percezione errata del Pinot grigio come “vino commodity”. Una visione che dobbiamo far abbandonare ripartendo dalla ristorazione. La qualità dei vini, grazie al “setaccio” di oltre 50 commissioni di degustazione, è molto cresciuta e lo dimostrano i successi di mercato, di vendita e i riconoscimenti nei concorsi internazionali”.
Due, dunque, i traguardi raggiunti ad oggi: la crescita della qualità e congiuntamente raggiungimento del cosiddetto “stile italiano”. L’identità del Pinot grigio delle Venezie è conferita dalle condizioni climatiche del Triveneto, ideali per il vitigno, e dal saper fare dei viticoltori delle tre Regioni, maestri nel coltivare il Pinot grigio bisognoso di particolari attenzioni in vigna.
“Nel rispetto delle altre 19 denominazioni che nel Triveneto contemplano il Pinot grigio - ha sottolineato Armani a questo proposito - ritengo che lo stile vada declinato sul “delle Venezie”, che è un patrimonio comune. Quelle che io chiamo “verticalità”, cioè i prodotti iconici con contenuti di valori molto più locali e particolari, come il Collio per esempio, vanno rappresentati all’interno delle loro denominazioni storiche. Il Pinot grigio delle Venezie deve affermare uno stile preciso e differente rispetto agli altri Pinot Grigio del mondo, da quelli della California a quelli della Nuova Zelanda e anche a quelli del Sud dell’Italia. Man mano che il lavoro delle commissioni di degustazione procede e l’acculturamento generale cresce, il nostro “stile italiano” si afferma nel bicchiere. Il Pinot Grigio delle Venezie presenta la freschezza dei fiori bianchi, pulizia nel gusto e non può essere inficiato da ammiccamenti, per esempio, verso il Moscato o il Sauvignon, insomma verso aromaticità che non gli appartengono. Non deve cercare piacevolezze che non gli appartengono per esempio giocando su di acidità a 3,5 e pH a 4,5, che pure piacciono ai palati americani. Stiamo facendo un lavoro di ricerca molto importante per definire il colore, altra criticità del Pinot grigio legata alle interpretazioni enologiche. Insomma cerchiamo di riportare nelle aziende una cultura del Pinot grigio che parta dalle caratteristiche ed espressioni della varietà nel territorio della Doc delle Venezie che ha una particolare vocazionalità per varietà da climi freddi come questa”.
La degustazione ai banchi d’assaggio di 80 etichette ha in effetti dimostrato quanto lavoro sia stato fatto nella direzione di una “omogeneità identitaria”. Una situazione impensabile solo qualche anno fa quando per l’igt ogni azienda imbottigliava quello che piaceva all’enologo senza nessuna griglia di riferimento.
I mercati del Regno Unito e quello statunitense sono accomunati da una riduzione dei consumi di vino a fronte di un aumento del valore. Insomma si beve meno, ma meglio.
“In UK - ha raccontato Emma Dawson, Master of Wine e buyer per Berkmann’s Wine Cellars di Londra - i clienti più coinvolti ricercano esperienze di assaggio di vini di qualità con una particolare attenzione alla sostenibilità. Crescono la ristorazione gourmet e il consumo di vini al bicchiere anche grazie alla rinascita dei wine bar. Nella distribuzione si registra una flessione dei vini fermi a favore degli spumanti e crescono anche birra e alcolici. La popolarità del Pinot Grigio è in lieve flessione, anche se in minor misura rispetto alla media dei vini italiani, a favore dello stile più innovativo del Sauvignon Blanc della Nuova Zelanda. Tuttavia ci sono differenze tra i distributori a seconda delle modalità di proposta. Per esempio nel caso di Berckmann’s, per cui lavoro, il Pinot Grigio italiano non cala ma cresce del 4,62% grazie ai vini con prezzo all’ingrosso inferiori alle 10 sterline. La conoscenza del Pinot Grigio non è elevata tanto che alcuni addirittura pensano che sia un marchio commerciale, quindi c’è da fare un grande lavoro per far comprendere e imporre il Pinot Grigio delle Venezie come unico e di qualità. Il suo stile deve essere espressivo, vivace e rinfrescante, ma al contempo di carattere e accompagnato da una storia interessante. Bisogna promuovere vini premium, con un prezzo minimo di 5-6 euro franco cantina, evitare che siano inseriti nelle carte dei ristoranti come vini più economici e investire in sostenibilità”.
I vini italiani sono amati negli Stati Uniti e pare saranno graziato dai dazi imposti da Trump ai vini di altri paesi europei. “Negli Usa il Pinot grigio - ha detto Christy Canterbury, Master of Wine e giornalista di New York - è considerato piacevole, di qualità costante e accessibile e questo l’ha favorito in tempi di recessione. Dal 2016 si assiste a una premiumizzazione del mercato che sta premiando i Pinot Grigio con prezzi superiori agli 11 dollari. I vini Pinot Grigio salgono nelle preferenze dei consumatori statunitensi, come il Sauvignon Blanc e il Moscato, mentre lo Chardonnay scende, sia a causa dei prezzi più elevati sia del suo alto grado alcolico e della presenza di legno. La concorrenza per il Pinot grigio italiano viene dai varietali prodotti negli Usa e poco da quelli prodotti in altri Paesi europei. Ritengo ci siano opportunità di crescita per il Pinot Grigio delle Venezie sul mercato Usa: ci piace la storia legata al bicchiere e dovrete raccontare che voi siete degli specialisti nel produrlo. Puntate a un gusto pulito, a packaging di moda e ai grandi formati per le occasioni sociali. I consumatori sono disposti a pagare di più la qualità e il Pinot grigio può essere un vino di lusso accessibile: nel segmento tra i 10 e i 25 dollari c’è spazio”.

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