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CULTURA DEL CIBO

Cucina italiana, prosegue il percorso per il riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità Unesco

Il focus, a Roma, in Castel Sant’Angelo, con i Ministri Lollobrigida (Agricoltura) e Sangiuliano (Cultura). “Traguardo alla nostra portata”

“La nostra cucina non è solo cibo è ricerca, è contaminazione millenaria, siamo stati al centro del mondo conosciuto con l’Impero Romano, poi abbiamo avuto altre dominazioni che hanno portato grande connessione culturale, siamo insomma al centro di un crogiuolo storico-culturale che ha portato alla capacità di creare produzioni solo nostre. Il nostro biglietto di visita per eccellenza è la cucina italiana, il nostro ambasciatore italiano nel mondo che permette di conoscere ciò che siamo in grado di esportare e crea anche curiosità rispetto alle Indicazioni geografiche legate al territorio, fa venire voglia di capire dove tante eccellenze, dai vini, ai formaggi, all’olio, vengono realizzate e attira quindi tanti turisti in Italia”. Così il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ieri sera, a Roma, in una serata dedicata alla candidatura della Cucina Italiana a patrimonio Unesco, in un Castello la cui storia coincide sostanzialmente con quella di Roma, quel Castel Sant’Angelo che, da quasi duemila anni, si specchia nelle acque del Tevere.
“Una serata che abbina ancora una volta arte, cultura e non solo alle nostre produzioni di eccellenze enogastronomiche che permettono di far crescere la nostra economia e la nostra consapevolezza di quanto è bella e quanto vale la nostra Italia”, ha sottolineato Lollobrigida, facendo il punto sulla candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale Unesco assieme al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, al “padrone di casa”, il Governatore del Lazio Francesco Rocca ed al Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unesco Liborio Stellino. Nel parterre anche il presidente Ice Matteo Zoppas, il presidente del Senato Ignazio La Russa e volti noti dello spettacolo, da Pino Insegno a Eleonora Daniele.
Il Ministro Sangiuliano ha innanzitutto espresso la sua grande soddisfazione per il fresco riconoscimento dell’arte del canto lirico italiano a patrimonio immateriale Unesco, ed ora prefigura altrettanta soddisfazione dalla candidatura della cucina italiana: “il riconoscimento della lirica - ha detto Sangiuliano - prelude ad un altro grande riconoscimento che mancava all’Italia, ma de facto esistente, che è il riconoscimento della Cucina Italiana. Vi racconto un episodio: abbiamo svolto il congresso mondiale dell’Unesco a Napoli, ebbene c’è stato un pranzo con la direttrice generale dell’Unesco Audrey Azoulay che ad ogni piatto diceva “ma come è buono! Come è fatto?”. Ugualmente ha fatto il vicedirettore generale aggiunto Unesco, Ernesto Ottone Ramirez. Ho fatto notare loro che la cucina italiana ancora non è riconosciuta come patrimonio Unesco e sono quasi sobbalzati, come a dire che non era possibile”.
Il Ministro Sangiuliano ha aggiunto di essere molto fiducioso sul traguardo positivo della candidatura: “è un percorso nel quale fortemente crediamo, chi viene da noi vuole apprezzare la bellezza del paesaggio, la bellezza dei nostri luoghi d’arte e vuole anche apprezzare le nostre bellezze enogastronomiche. Con la candidatura della Cucina Italiana, aggiungiamo un altro tassello alla costruzione di un nuovo immaginario positivo dell’Italia nel mondo, un immaginario che evoca in tutti i cittadini del mondo l’orgoglio di essere italiani che è fatto di arte, cultura e certamente di enogastronomia”. Che il traguardo del riconoscimento sia a portata, l’ha riconosciuto anche il rappresentante permanente d’Italia presso l’Unesco, Liborio Stellino, sottolineando come la consapevolezza sull’importanza di contenuti sottesi alla cucina italiana e la sua eccellenza sia un fatto riconosciuto da tutti “ma resta la parte operativa-tecnica del dossier, che può essere perfezionato e aggiornato fino a marzo prossimo e vogliamo arrivi a convincere pienamente gli esperti indipendenti a cui sarà sottoposto per il primo vaglio, così come accaduto per l’arte del canto lirico italiano che è stata infatti inserita per acclamazione dal Comitato Unesco nel patrimonio immateriale dell’Umanità”.
Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha piegato poi che “la Regione Lazio ha certamente un filiera agroalimentare importante: da presidente ho scoperto l’importanza della filiera agroalimentare, la cucina è una parte della nostra cultura e aggiungo che va valorizzata non solo come fattore identitario ma anche come fattore economico, ci sono infatti decine di migliaia di persone, soltanto nel Lazio, che vivono grazie al tramandare di gesti e capacità di lavorare i prodotti”. “Quanto sia apprezzata la cucina italiana - ha aggiunto Rocca - lo dimostra anche un aneddoto che voglio raccontare. In occasione del terremoto ad Haiti abbiamo inviato una cucina da campo che serviva a preparare il cibo a 700 operatori specializzati. Oltre alla nostra, c’era anche una cucina da campo danese, ma era solo davanti a noi che si faceva sempre la fila ... Intanto, noi continuiamo ad esportare il prodotto agroalimentare del Lazio nel mondo, perché non è solo motivo di orgoglio ma di soddisfazione economica”. L’Assessore all’Agricoltura, Giancarlo Righini ha chiuso gli interventi con la notizia che la Regione Lazio sta lavorando alla realizzazione di un museo enogastronomico regionale.
La serata celebrativa della cucina italiana di ieri é proseguita nelle sale di castel Sant’Angelo con la premiazione degli chef Marco Bottega (Aminta Resort, a Genazzano), Sandro Serva (Ristorante “La Trota”, a Rivodutri) e Alessandro Circiello, ideatore del brand “La salute vien mangiando”, con il quale realizza iniziative e corsi di cucina salutare. Sono stati, inoltre, assegnati riconoscimenti nella veste di “Ambasciatori della Qualità” a Dominga Cotarella, produttrice di vino con Famiglia Cotarella e presidente Terra Nostra Associazione Italiana Agriturismi, al critico gastronomico Luigi Cremona, ad Alessandro Scorsone, critico e sommelier di Palazzo Chigi, Enrico Colavita, produttore di olio d’oliva con la Colavita Spa, a Pomezia, e al giornalista Giuseppe Cerasa (Le Guide de Le Repubblica).

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