Gibellina è un unicum nel panorama italiano e mondiale: una città rinata dalle macerie grazie a un pionieristico e visionario processo di rigenerazione culturale voluto dal senatore Ludovico Corrao, prima come sindaco di Gibellina e poi come presidente della Fondazione Orestiadi, simboleggiato dal “Grande Cretto” di Alberto Burri, una delle opere d’arte contemporanea più rivoluzionarie e tra gli esempi di land art più grandi al mondo, che racconta la rinascita, grazie alla bellezza, della comunità della Valle del Belìce, in Sicilia, devastata dal terremoto del 1968, e realizzata dagli anni Ottanta del Novecento conservando per sempre, sotto il cemento bianco in una sorta di sudario, quelle stesse macerie. Una visione, che oggi evolve in un laboratorio di rigenerazione e costruzione di comunità, animato da un programma corale che nasce da una ferita e guarda avanti, un progetto simbolico per tutta l’Italia, capace di immaginare nuove forme di socialità e il futuro delle nostre città e delle loro comunità attraverso il dialogo tra cittadini ed artisti, che qui si incontrano da sempre - accanto a Burri (la cui prestigiosa Fondazione, è guidata dal critico Bruno Corà con il quale abbiamo parlato di arte e vino), tra gli altri, Mimmo Paladino, autore della famosa “Montagna di sale”, Pietro Consagra, Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Franco Angeli e Leonardo Sciascia, tra i più grandi intellettuali del Novecento, cittadino onorario di Gibellina - grazie anche al sostegno del vino, che nasce nei vigneti delle Tenute Orestiadi che circando il “Cretto”, e che testimonia al mondo come tutto questo, oggi, sia possibile (come WineNews ha raccontato in un video). Lo fa con con “Portami il futuro”, il leitmotiv scelto dal Comune di Gibellina per il programma ufficiale di “Gibellina - Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea” 2026, prima città italiana ad ottenere il riconoscimento promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, e che sarà inaugurato il 15 gennaio, data simbolico che coincide con l’anniversario del terremoto, ed il 16 gennaio.
“Portami il futuro” nasce come iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i numerosi centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, per attrarre sul territorio artisti - accanto al ritorno di Mimmo Paladino e Pietro Consagra, si va da Alighiero Boetti ad Emilio Isgrò, da Giorgio Andreotta Calò ad Isabella Ducrot da Philippe Berson a Richard Long e Liu Bolin, tra gli altri - operatori culturali e visitatori dall’Italia e dal mondo. Con la direzione artistica di Andrea Cusumano - ed il sostegno di Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, istituzione culturale tra le più importanti del Mediterraneo, che, con Cantine Ermes, la più grande realtà cooperativa del vino siciliano e tra le più importanti d’Italia (con oltre 2.500 viticoltori e più di 13.600 ettari), ha dato vita alle Tenute Orestiadi per promuovere il patrimonio del Mare Nostrum di cui fanno parte anche l’agricoltura ed il vino, e l’arte contemporanea del museo a cielo aperto di Gibellina e del Baglio Di Stefano, che faranno da sfondo degli eventi - la città raccoglie il testimone dell’utopia di Ludovico Corrao e ne rinnova il progetto. Per tutto il 2026, la città sarà animata da un articolato calendario di mostre, residenze e attività - grazie ad una programmazione che si avvale del contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta e del coordinatore del progetto Antonio Leone, del Comitato Curatoriale di Supporto, composto da Antonella Corrao (figlia di Ludovico Corrao, con la sorella Francesca, presidente Fondazione Orestiadi), Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana, e del Comitato Scientifico, formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo - incentrati sul valore sociale dell’arte e sulla cultura come strumento di rigenerazione e bene comune.
Il riconoscimento di “Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea” 2026, conferito per la prima volta in Italia, assume un significato strategico: a Gibellina la bellezza è stata motore di sviluppo, catalizzatore di coesione sociale e strumento di memoria collettiva. “È il compimento di un sogno collettivo, è la prova che l’utopia può diventare realtà. È il segno che la visione dell’ex sindaco Ludovico Corrao continua a camminare con noi, viva più che mai. Gibellina è diventata un laboratorio di bellezza, un luogo in cui l’arte non è ornamento, ma destino”, ha detto il sindaco Salvatore Sutera, nei giorni scorsi nel lancio del programma al Ministero della Cultura a Roma. “Rappresenta un passaggio storico per il nostro Paese, riconoscendo all’arte un ruolo centrale nello sviluppo di reti territoriali integrate sul piano civile, sociale e culturale delle singole comunità - ha sottolineato il dg Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello - e inaugura una nuova visione delle politiche culturali nazionali, in cui la creatività contemporanea diventa motore di rigenerazione non più di un singolo territorio, ma di reti tra realtà territoriali quali fattori di coesione sociale”. “La nomina di Gibellina prima “Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea”, ha visto nella fase preparatoria e vede ancor più oggi, alle porte del 2026, un impegno sinergico di settore pubblico e delle imprese che operano nel privato - commenta, a WineNews, Rosario Di Maria, presidente Tenute Orestiadi - l’obiettivo comune è quello di valorizzare un territorio figlio della lungimirante visione di Ludovico Corrao. Per un’azienda, nascere in questi luoghi, viverli pienamente, rende quasi naturale crescere in simbiosi con l’arte e quindi adoperarsi per tutelarla e promuoverla”.
La scelta della città, infatti, che è anche epicentro di una cultura mediterranea rinnovata, come prima “Capitale dell’Arte Contemporanea” (e che, nel 2027, passerà il testimone ad un’altra importante “capitale” del vino italiano: Alba, nelle Langhe del Barolo, ndr), rappresenta non solo l’opportunità di dare nuovo slancio civico e culturale al territorio del Belìce e della Sicilia Occidentale, ma anche lo stimolo ad avviare una riflessione nazionale sul ruolo dell’arte contemporanea come fondamento della vita civile e comunitaria, incentrata sul valore della persona e della collettività, e sul principio che arte e cultura siano un diritto partecipativo e un bene inalienabile. Una riflessione alla quale anche il mondo del vino italiano è chiamato a contribuire.
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