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LA PROPOSTA

Da una parte i vini Aop e dall’altra gli Igp: il futuro del vino per il “think tank” di Bordeaux

Arriva dal “Collectif des viticulteurs 33” per diversificare l’offerta, inserendo anche l’innovazione, con l’obiettivo di favorire rese e prezzi
AOC, Bordeaux, COLLECTIF DES VITICULTEURS 33, FRANCIA, IGP, VINI, VNO, Mondo
Un vigneto nella foto pubblicata sulla pagina Facebook Collectif Viti 33 officiel

“Restera t’il des vignerons à Bordeaux”? Era il 2007 quando il “Collectif des Viticulteurs 33”, un gruppo che si posiziona come “il think tank dei vini di Bordeaux”, scrisse un piccolo libro con un titolo, forse, all’epoca provocatorio ma che per molti è stato “illuminante”, soprattutto se si guarda alla situazione di crisi attuale. Uno scenario che non si risolleva, quello legato al vino, soprattutto “entry level”, nonostante i vari progetti messi in atto, come quello dell’estirpazione dei vigneti; ma una “quadra” non si è trovata e il tunnel sembra ancora lungo. Dagli ettari rivendicati ad Aoc in ribasso, ai prezzi troppo bassi che stanno generando proteste e reazioni, il tema vino resta centrale in Francia tanto da non lasciare insensibile il presidente Emmanuel Macron.
Ma se il presente è urgente allo stesso tempo non si può fare a meno di pensare al futuro. E, in questa direzione, è intervenuto proprio il “Collectif des Viticulteurs 33” mettendo sul tavolo una proposta radicale, constatando, tra l’altro, “l’incapacità di cambiare i paradigmi della remunerazione dei viticoltori bordolesi per decenni” e, quindi, proponendo “un’evoluzione immediata dell’offerta”, già a partire dalla vendemmia 2024, dividendo la produzione in due grandi “poli”: da una parte, “Aoc Cru Bordeaux” e “Cru Bordeaux Superior”, per permettere “di mantenere ciò che funziona, migliorarlo e rafforzarlo consentendo un periodo di adattamento”; dall’altra, puntare di più sulla “Igp Bordeaux Atlantique”, che manterrebbe lo stesso areale geografico dell’Aoc, ancorato a Bordeaux, al tuo territorio e al suo brand, ma spingendo, con la maggiore libertà concessa dalle Indicazioni Geografiche rispetto alle Denominazioni d’Origine, sull’innovazione, dai vitigni alle tipologie di vino fino ai metodi di coltivazione. Nomi, Aop e Igp, che sono citati come “esempi”, l’importante è che si “conservi imperativamente l’identità Bordeaux”.
Un approccio, quello del Collettivo, che “deve consentire un rapido ritorno alla redditività aziendale attraverso rese Igp più elevate, per soddisfare le aspettative degli operatori di marketing in termini di prezzi e prodotti per l’intero settore”. Mettere l’innovazione ma conservando, allo stesso tempo, il blasone ed il know how che ha reso Bordeaux un simbolo: questa è la strada da seguire per il futuro secondo il “Collectif des Viticulteurs 33”.

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