Trasformare uno dei rifiuti alimentari più abbondanti al mondo in un carburante sostenibile: è questa la sfida che l’Università di Pisa ha deciso di affrontare con un approccio di economia circolare capace di coniugare transizione energetica e lotta allo spreco. Lo studio, condotto da Stefano Frigo, docente di Sistemi Energetici presso l’ateneo pisano, intitolato “Sintesi dell’etil levulinato da scarti di pane e sua applicazione come bio-additivo versatile per motori a combustione interna ad accensione comandata”, pubblicato sul “Journal of Environmental Chemical Engineering” e finanziato dal progetto Pnrr Network for Energy Sustainable Transition (Nest), dimostra come il pane di scarto - quasi un milione di tonnellate all’anno a livello globale - possa essere convertito in etil levulinato, un composto biologico già noto come additivo ossigenato per i carburanti. Il team delle ricercatrici e dei ricercatori dei Dipartimenti di Chimica e Chimica Industriale e di Ingegneria dell’Energia ha messo a punto un processo semplice, economico e scalabile, basato su acido solforico diluito e su elevate concentrazioni di biomassa, con una resa in etil levulinato che arriva al 57%, risultato particolarmente rilevante considerando la natura di scarto della materia prima. La novità più sorprendente riguarda però i test sui motori: oltre alle applicazioni nel diesel, il composto è stato sperimentato per la prima volta anche nei motori a benzina, miscelato al carburante commerciale fino al 40% in volume, senza comprometterne le prestazioni e senza richiedere modifiche ai motori esistenti. Anzi, le prove mostrano una riduzione delle emissioni inquinanti e una minore dipendenza dai combustibili fossili. Questo amplia significativamente il potenziale di mercato dell’etil levulinato, oggi considerato un additivo versatile e pienamente compatibile con tecnologie già diffuse. “La conversione degli scarti del pane in etil levulinato rappresenta un esempio concreto di come ricerca scientifica e innovazione tecnologica possano contribuire allo sviluppo di soluzioni facilmente applicabili per la produzione di energia rinnovabile - commentano i ricercatori e le ricercatrici - ridurre lo spreco alimentare, valorizzare rifiuti abbondanti e trasformarli in biocarburanti alternativi ai combustibili fossili significa fare un passo importante verso una mobilità più sostenibile, capace di rispondere alle esigenze ambientali attuali senza rinunciare alla compatibilità con le tecnologie esistenti”.
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