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Dal 1 gennaio 2018 gli insetti arriveranno sulle tavole degli italiani, ma, per Coldiretti, bisogna rivedere le norme Ue sulla sicurezza alimentare nei Paesi extra europei e sulla provenienza delle materie prime, in difesa del made in Italy

“Proteggere il made in Italy”: ecco la frase chiave emersa dal focus sul via libera dell’Unione Europea all’arrivo degli insetti nelle tavole del Vecchio Continente, di scena al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti a Cernobbio (www.coldiretti.it). A partire dal 1 gennaio, infatti, gli insetti saranno inseriti nella lista dei novel food europei, sia come nuovi alimenti che come prodotti tradizionali da Paesi terzi, aprendo di fatto alla loro produzione e vendita anche in Italia. Una novità che vede contrari ben il 54% degli italiani, come ricorda un'indagine Coldiretti/Ixé, che li considerano estranei alla cultura alimentare nazionale. Pochissimi, in particolare, i favorevoli alla possibilità di mangiare insetti interi, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), che ha effettuato dei test di degustazione coinvolgendo dei volontari. Maggiore disponibilità si è, invece, riscontrata, secondo la Coldiretti, al consumo di prodotti che contengono insetti nel preparato (come, ad esempio, farina di grilli o pasta con farina di larve).
Ma come possono questi prodotti mettere a rischio il made in Italy? Nell’ambito alimentare l’Unione Europea, sottolinea la Coldiretti, ha spinto negli anni verso l’omologazione al ribasso delle caratteristiche degli alimenti mettendo spesso in crisi le produzioni tradizionali per effetto di una concorrenza sleale fondata sull’inganno legalizzato. Basti pensare alla possibilità concessa dall’Ue di utilizzare grano tenero, al posto di quello duro: se l’Italia, sostiene la Coldiretti, ha adottato norme a tutela della qualità dei prodotti agroalimentari nazionali nel resto dell’Unione Europea si sfrutta la deregulation per esportare prodotti di bassa qualità, a volte anche sfruttando con l’inganno l’immagine del made in Italy. L’arrivo sulle tavole degli italiani di prodotti contenenti gli insetti dovrebbe attirare l’attenzione sul problema dei controlli sanitari e su quello dell’origine dei prodotti in etichetta.

La problematica dei controlli sanitari a livello europeo è già stata sottolineata, ma l’arrivo di alimenti provenienti da Paesi extracomunitari mette l’accento ancora di più sulla necessità di creare un sistema di verifica più efficiente: “al di là della normale contrarietà degli italiani verso prodotti lontanissimi dalla nostra cultura alimentare - ha dichiarato il presidente Coldiretti, Roberto Moncalvo - l’arrivo sulle tavole degli insetti solleva dei precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico ai quali è necessario dare risposte, facendo chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità degli insetti. La maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra Ue, come la Cina o la Thailandia, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari”. Ad ogni modo, come sottolinea ormai da anni la Fao - Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nel mondo già quasi 2000 specie di insetti sono considerate commestibili e vengono consumate da almeno 2 miliardi di persone.
La mancanza di regolamentazioni Comunitarie si nota anche per la qualità delle materie prime, che ha portato alla nascita di prodotti come il formaggio senza latte o il vino senza uva, il cioccolato senza cacao o la carne annacquata, fino ad arrivare all’ultima frontiera dell’inganno, i kit fai da te che promettono il miracolo di ottenere in casa il meglio della produzione enogastronomica made in italy, dai vini ai formaggi. Si tratta di confezioni per la produzione di Parmigiano o Pecorino Romano venduti da una ditta inglese a circa 120 euro mentre quelle per la Mozzarella Cheese costano circa 30 euro. Nell’Unione Europea circolano anche, secondo Coldiretti, oltre venti milioni di bottiglie di pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine kit, che permetterebbero in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewürztraminer, Barolo o Lambrusco.

“L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche sull’etichettatura come giustamente è stato fatto con le norme nazionali per i prodotti lattiero caseari, per il riso e per la pasta”, ha affermato il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare la necessità di combattere “una concorrenza sleale che danneggia gli agricoltori italiani e i consumatori i quali trovano sul mercato prodotti di imitazione che non hanno certo le stesse caratteristiche degli originali”.

Focus - Le mani dell’Unione Europea nel piatto: i prodotti agroalimentari ingannevoli che la Ue protegge

Sono molti i prodotti che circolano nei Paesi dell’Unione Europea (ma non solo) che vogliono imitare quelli tipici del made in Italy, ma che di fatto non lo sono: la produzione enogastronomica italiana ha un’attenzione particolare per le materie prime, che questi prodotti non hanno. La Ue però, al momento, non ha una regolamentazione che vieta i prodotti ingannevoli ma anzi, in molti casi protegge i fake o comunque la produzione di alimenti con materie prime di scarsa qualità.
Primo su tutti è il caso della pasta: in Italia vige la storica “legge di purezza”, la numero 480 del 4 luglio del 1967 e successive modificazioni, che impone l’obbligo di produrre pasta esclusivamente con grano duro.

L’Unione Europea permette invece la sua produzione anche col grano tenero, motivo per cui all’estero ci si trova spesso la pasta scotta nel piatto

I formaggi non fanno eccezione: l’Unione Europea, sostiene la Coldiretti, ha chiesto all’Italia di non vietare l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare ai caseifici situati sul territorio nazionale. Una pratica consentita in tutti i Paesi dell’Unione Europea anche per la produzione di formaggi di tipo italiano. Ad esempio la Mozzarella e il Parmigiano kit sono molto comuni in molti Paesi Ue: questi kit promettono di ottenere in casa in pochi giorni alcuni dei formaggi italiani tra i più prestigiosi, dal Grana Padano al Parmigiano reggiano fino alla mozzarella.
Questi kit “miracolosi” esisterebbero anche, ovviamente, per il vino: l’Unione Europea permette la vendita di pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit, che, con la semplice aggiunta di acqua, danno vita alle etichette più prestigiose del Belpaese. Sempre per quanto riguarda il vino, l’Unione Europea consente ai paesi del Nord Europa di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che con la Coldiretti ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva. Ed ancora: sulle bottiglie di olio ottenuto da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” per riconoscere gli oli importati.
Ma non è finita. L’Unione Europea dà la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5% nella carne: per wurstel e mortadella tale indicazione può essere addirittura elusa, anche se il contenuto di acqua supera tale percentuale, secondo la nuova normativa comunitaria definita con il Regolamento 1169/2011 dell’Unione Europea. Per finire, l’Unione Europea ha imposto all’Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

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