Se il comparto dei dealcolati si può ancora considerare come una nicchia di mercato, non c’è dubbio che la curiosità per questi prodotti si sia ormai da tempo accesa tanto tra i produttori che tra i consumatori. E questo perché il vino no e low alcol sta intraprendendo un proprio percorso da osservare con attenzione, seguendo le tendenze del mercato. Ma se il futuro del vino passa anche dalla capacità di adattarsi a un mondo che cambia, per riuscirci deve farlo senza perdere identità. È in questo scenario che nasce una sperimentazione interessante che arriva da una delle regioni più importanti del vino italiano e mondiale, come il Piemonte: per la prima volta, infatti, la dealcolazione viene applicata a vini monovitigno autoctoni, e quindi Barbera, Dolcetto, Cortese, Moscato Bianco e Brachetto, con lo scopo di arrivare a produrre vini a zero gradi alcolici. È il progetto “Devin0”, presentato nei giorni scorsi a Castagnito (Cuneo), che si sviluppa tra Italia e Francia, ed è dedicato allo sviluppo e all’adozione di tecnologie di dealcolazione, attraverso attività integrate di ricerca, sperimentazione e formazione rivolte a professionisti e studenti.
Il progetto, finanziato dal Programma Interreg VI-A Francia-Italia Alcotra, vede la capofila Apro Formazione coordinare il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (Crea), Vignaioli Piemontesi Sca e il Centre de Recherche et d’Expérimentation sur le Vin Rosé.
“Devin0” è un progetto che mira all’obiettivo ambizioso di rispondere a due grandi sfide che stanno ridefinendo il settore vitivinicolo: il cambiamento climatico e l’evoluzione dei consumi. Negli ultimi anni, infatti, spiegano i promotori, l’aumento delle temperature ha accelerato la maturazione delle uve, portando a una maggiore concentrazione di zuccheri e, di conseguenza, a vini con gradazioni alcoliche sempre più elevate. Parallelamente, il mercato sta cambiando direzione con la crescita di interesse per prodotti a basso contenuto alcolico o completamente dealcolizzati, soprattutto tra i più giovani e tra le donne. I vini analcolici, secondo le stime riportate nella nota di Apro e Vignaioli Piemontesi, sono destinati a raggiungere un valore di quasi 7 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, mentre il segmento low alcol supera già i 4 miliardi di dollari.
Il progetto “Devin0” lavora sia in vigna sia in cantina: da un lato si sperimentano tecniche per limitare naturalmente la produzione di alcol, dall’altro si interviene sul vino già prodotto attraverso processi avanzati come osmosi inversa, nanofiltrazione ed evaporazione sottovuoto, capaci di rimuovere l’alcol preservando il profilo aromatico. Il cuore della ricerca è rappresentato dalle attività sperimentali e di analisi sensoriale. I vini ottenuti, parzialmente o totalmente dealcolati, vengono studiati nel dettaglio per comprenderne struttura, aromi e potenziale qualitativo. L’obiettivo è chiaro: individuare le varietà più adatte a questo tipo di produzione, mantenendo riconoscibilità varietale e legame con il territorio.
Daniela Tornato, responsabile tecnico Vignaioli Piemontesi, ha evidenziato come le dinamiche attuali aprano nuove prospettive per il comparto, ma richiedano al contempo competenze specifiche, capacità di adattamento e innovazione. “Con il progetto “Devin0” - ha spiegato - ci concentreremo sull’individuazione delle migliori pratiche di dealcolazione per ottenere vini low alcol e no alcol, ma anche per cercare di correggere il grado alcolico in annate particolarmente sfavorevoli. La sfida sarà preservare le caratteristiche varietali, intervenendo in modo mirato senza snaturare l’identità di ciascun vitigno. L’obiettivo è ottenere un vino dealcolato con un’identità chiara e riconoscibile, capace di esprimere il linguaggio del Piemonte”.
Per Antonio Bosio, direttore Apro Formazione, si tratta di “un progetto di grande valore per il nostro territorio. In un’area storicamente vocata alla produzione vitivinicola come la nostra, è fondamentale saper interpretare i cambiamenti in atto, accompagnando le imprese con strumenti concreti, formazione e ricerca. Questo progetto va esattamente in questa direzione: sostenere l’innovazione senza perdere il legame con la qualità e l’identità che rendono uniche le nostre produzioni”.
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