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A DOMAINE DU CAPITAINE DANJOU, IN PROVENZA, LA NUOVA VITA DEI LEGIONARI IN PENSIONE

Dal campo di battaglia alla vigna: la nuova vita dei militari della Legione Straniera di Francia

Guerra, Legione Straniera, Provenza, Mondo
La Legione Straniera dell'Esercito di Francia, dal campo di battaglia alla vigna

“Tu n’abandonnes jamais les tiennes, ni au combat, ni dans la vie”. Recita così l’articolo VII del codice d’onore della Legione Straniera di Francia: “non abbandonare mai i tuoi compagni, né in battaglia né nella vita”. Il corpo creato da Re Luigi Filippo nel 1831, quelle parole, le ha prese sul serio, ed i veterani di quello che era nato come il lato più agguerrito dell’esercito, di cui facevano parte principalmente criminali e stranieri in fuga da ogni parte del mondo, oggi hanno un vero e proprio ritiro dorato, tra i vigneti della Provenza. Si chiama Domaine du Capitaine Danjou (www.legionetrangere.com), ed è l’antitesi dell’abbandono. Qui, infatti, i militari in pensione trovano un luogo in cui stare ancora una volta insieme, proprio come in battaglia, ma in un campo diverso. In cui al posto delle mine ci sono le viti, al posto dei mitragliatori, le cesoie. Più un’istituzione che un’azienda, che si autofinanzia vendendo il vino prodotto nei 40 ettari vitati della tenuta dei veterani, con etichette dai nomi altisonanti, come “Esprit de Corps Grand Cuvée”, che racchiude nel nome quell’universo militare che si rivede tra i filari di Syrah e Grenache: ordinati, puliti, precisi, curati.
Del resto, riprendere le fila della propria vita, dopo anni al fronte, si rivela spesso una vera e propria impresa. Lo sanno bene i reduci della Guerra d’Indocina: nel 1954 erano centinaia i giovani tornati in Francia con mutilazioni talmente gravi da non poter tornare nei loro Paesi (perlopiù Germania, Repubblica Ceca e Ungheria), ed è allora che la Legione Straniera decise di fondare l’Institution des Invalides de la Légion Étrangère, acquistando il castello del XVII secolo di Sainte-Victoire. Qui, qualche anno dopo, i legionari si resero conto di trovarsi nel cuore della produzione enoica di qualità della Provenza, decidendo così di espiantare il grano e piantare la vite. Oggi, sono 74 i pensionati accolti in “azienda”, tra i 32 ed i 99 anni, tutti in maniera volontaria, tutti troppo impauriti dalla quotidianità, dal libero arbitrio, per uscire dalle logiche della vita militare.

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