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Dal no alla caramelle col nome in etichetta alla tutela in Singapore: le vittorie del Prosecco Doc

Dal Tribunale di Venezia e dalla Court of Appeal del Paese asiatico sono arrivate due decisioni molto attese e favorevoli alla denominazione

Mai più caramelle dalla forma esplicita a cui viene accostato il nome di uno dei vini italiani più conosciuti al mondo: il Consorzio di tutela del Prosecco Doc può cantare vittoria dopo che, spiega lo stesso Consorzio, il Tribunale di Venezia ha accolto la sua istanza mirante a fare cessare la produzione e distribuzione di caramelle gommose a forma fallica che riportavano la denominazione Prosecco in etichetta.
“Questo caso emblematico dal sapore boccaccesco - fanno sapere dal Consorzio di tutela - indica il grado di notorietà delle bollicine veneto-friulane, un cui risvolto problematico è lo sfruttamento sempre più ampio della denominazione in contesti inimmaginabili, sia in Italia sia all’estero: le caramelle in questione erano infatti commercializzate da una società inglese in vari Paesi, tra cui l’Italia. Il Consorzio è stato quindi indotto ad estendere le proprie attività di controllo non solo ai vini ma anche a beni di altra natura come cosmetici, candele, profumi
. Solamente nel 2023 questo impegno ha condotto a quasi 200 diffide e ad oltre 50.000 inserzioni di vendita verificate dal Consorzio su marketplace ed e-commerce a livello internazionale”. Il Presidente della denominazione, Stefano Zanette, si è dichiarato “molto lieto della decisione del Tribunale di Venezia che avvalora il nostro impegno costante di tutela della denominazione Prosecco Doc. Se da un lato questi episodi dimostrano la notorietà raggiunta dal nostro marchio, dall’altro rischiano di compromettere il suo valore e il lavoro di tutti coloro che partecipano con passione alla sua filiera”.
La denominazione, intanto, conquista una nuova tutela: dopo il riconoscimento della Doc in Nuova Zelanda (che è il primo mercato del “prosecco” australiano, come raccontato qui) ora può vantare, fra le molte protezioni, anche quella a Singapore. La vicenda, spiegano, ha inizio nel 2019 quando il Consorzio ha deciso di proteggere la Doc Prosecco in questo Paese alla luce dell’introduzione della nuova normativa che consente la registrazione delle Indicazioni Geografiche. “La domanda del Consorzio per la registrazione della Doc Prosecco, dopo essere stata accolta dall’Ufficio per la Proprietà Intellettuale di Singapore (Ipos), ha subito l’opposizione di Australian Grape and Wine Inc. (Agwi), organizzazione che rappresenta i produttori di vino australiani. L’opposizione - continua il Consorzio - è stata rigettata e Agwi ha proposto quindi appello, ottenendo una decisione favorevole, a sua volta impugnata dal Consorzio avanti la Court of Appeal di Singapore, massimo grado di giudizio in questo Paese. La Court of Appeal ha emesso la decisione finale che è favorevole al Consorzio”.
Una tappa che è ritenuta “cruciale nella tutela internazionale della nostra denominazione anche nei confronti dei produttori australiani. Ancora una volta, come già accaduto in Cina, Agwi vede fallire i propri tentativi di ostacolare la protezione della Doc Prosecco. Questa decisione assume un valore ancor più significativo per tutto il sistema delle IG se si considera che è la prima volta che la Court of Appeal di Singapore decide in materia di protezione di Indicazioni Geografiche. A questo importante traguardo - sottolinea il Consorzio - hanno collaborato con grande supporto anche la Commissione Europea, la rappresentanza della Commissione Europea a Singapore e l’Ambasciata Italiana a Singapore”. Per il direttore del Consorzio del Prosecco Doc, Luca Giavi, si tratta di “un risultato che, dopo l’udienza dello scorso agosto, aspettavamo con ansia nella consapevolezza che la controparte non era stata in grado di apportare alcun elemento oggettivo a supporto della propria tesi, ovvero che il riconoscimento della nostra Denominazione avrebbe potuto confondere il consumatore di Singapore”.

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