In uno scenario mondiale in cui, da anni ormai, l’unico punto fermo è “l’incertezza”, il 2026 che sta prendendo forma, presenta due novità importanti e impattanti anche per il mondo del vino europeo. Da un lato il prossimo via libera definitivo al cosiddetto “Pacchetto Vino” messo a punto dalla Commissione Agricoltura Ue, in un percorso che abbiamo più volte raccontato, di concerto con le rappresentanze di filiera e politiche dei vari Paesi membri, e che, di fatto, attende solo l’ultimo passaggio formale in Plenaria. Dall’altro, l’entrata in vigore dell’accordo tra Ue e Mercosur, firmato ieri ad Asunciòn, in Paraguay, dopo 26 anni di trattative (qui le dichiarazioni della presidente della Comissione Ue, Ursula von der Leyen), ma su cui la filiera è divisa, con il mondo del vino che vede soprattutto opportunità, e buona parte del mondo agricolo italiano ed europeo che, invece, si oppone duramente (come abbiamo raccontato qui), perché si ritiene non sufficientemente tutelato rispetto a temi come la reciprocità delle regole e degli standard di produzione dei prodotti sudamericani che arriveranno in Europa, con il timore di danni importanti all’economia agricola interna nel suo complesso (e sul tema domani 20 gennaio, a Strasburgo, sotto l’Europarlamento, dopo quelle dei giorni scorsi, ci sarà una nuova grande manifestazione delle rappresentanze agricole dei vari Paesi, organizzata dalla Fnsea francese, ma a cui prenderanno parte, tra le altre, anche le sigle italiane principali come Confagricoltura, Coldiretti, Cia-Agricoltori Italiani e non solo).
A fare un po’ di chiarezza e di sintesi dello stato dell’arte su queste due tematiche importantissime anche per il futuro del vino italiano, è lo Studio Giuri di Firenze guidato da Marco Giuri, tra i massimi esperti di diritto applicato al settore vitivinicolo. Partendo dal “Pacchetto Vino”, lo Studio ricorda come questo sia “un insieme di misure normative e di supporto economico dell’Unione Europea per sostenere un settore vitivinicolo che affronta sfide di mercato, climatico-ambientali e strutturali, attraverso strumenti di gestione della produzione, nuove regole di etichettatura, maggiore finanziamento per sostenibilità, promozione, enoturismo e strumenti di resilienza”. E se ad oggi il testo è stato approvato all’unanimità dalla Commissione Agricoltura del Parlamento Ue (concordato con il Consiglio ed il Parlamento Europei), il voto finale in plenaria dell’Eurocamera è atteso nella sessione di febbraio 2026 prima dell’adozione definitiva. “Le misure del “Pacchetto Vino” si concentrano su diversi punti strategici per il rilancio e la resilienza del settore”, spiega lo Studio Giuri. Sul fronte del supporto economico e gestione dei rischi climatici, è previsto un “sostegno fino all’80% dei costi ammissibili per investimenti legati alla sostenibilità e all’adattamento ai cambiamenti climatici, nonché strumenti più flessibili di gestione delle crisi”. Ma, guardando anche al tema del controllo della produzione e dalla governance, vengono previsti “strumenti per riequilibrare l’offerta in linea con la domanda, inclusa la possibilità di interventi strategici come l’estirpazione dei vigneti non remunerativi”. E si parla anche di etichettatura e categorie di prodotto, visto che il “Pacchetto Vino” contiene “aggiornamenti alle definizioni di vini a bassa gradazione o analcolici (“No-Lo”), con diciture armonizzate come “alcohol free”, “0.0%” e “reduced alcohol” per maggiore chiarezza sui mercati”. Dal punto di vista della semplificazione amministrativa, invece, sono in arrivo la “riduzione degli oneri burocratici, maggiore flessibilità nei regolamenti di mercato e semplificazione delle norme relative all’esportazione”, mentre al capitolo “promozione ed enoturismo” si aprono “nuove opportunità di finanziamento per iniziative di promozione sui mercati Ue e internazionali e per lo sviluppo dell’enoturismo, considerato leva economica per le aree rurali”. Come detto, l’approvazione definitiva del Pacchetto è prevista con il voto dell’intero Parlamento Europeo nella sessione plenaria di febbraio. Dopo l’adozione formale, si procederà alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, e all’implementazione delle misure negli Stati membri.
Ma se sul “Pacchetto Vino” la strada sembra in discesa, con l’ultimo voto della Plenaria che pare poco più di una formalità, più complesso è stato (e sarà nella sua fase applicativa) l’accordo Ue-Mercosur che, ricorda lo Studio Giuri, “è un accordo di partenariato commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). L’obiettivo è creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, riducendo progressivamente dazi doganali e barriere commerciali, favorendo l’export europeo - in particolare agroalimentare, vino e prodotti industriali - verso il Sud America”. E nonostante vada avanti la protesta del mondo agricolo, il nuovo quadro normativo, spiega lo Studio Giuri, “recepisce molte delle richieste avanzate dai produttori agricoli europei. In particolare, soglie di attivazione basate su volumi di importazione e livelli di prezzo; la possibilità per la Commissione Europea di intervenire rapidamente in caso di squilibri di mercato; indagini accelerate per alcuni prodotti agricoli sensibili; e monitoraggio costante dei flussi commerciali”. In particolare, la soglia di calo dei prezzi per attivare le tutele è stata abbassata fino al 5%, rafforzando il meccanismo di allerta, spiega lo Studio Giuri. Che sottolinea, però, anche i vantaggi dell’accordo per l’industria alimentare ed il vino: si va dall’“apertura di un mercato da oltre 250 milioni di consumatori” alla “riduzione ed eliminazione progressiva dei dazi”. Perché, oggi, ricorda lo Studio Giuri, i vini europei esportati in Brasile subiscono dazi fino al 27% (vini fermi) e 35% (spumanti): “la loro eliminazione graduale (fino a 8 anni) migliora sensibilmente la competitività”. E se secondo le stime di Federalimentare si prevedono fino a 400 milioni di euro annui di export aggiuntivo per il made in Italy, oltre ad un rafforzamento della tutela delle Indicazioni Geografiche (57 quelle italiane protette), in particolare l’accordo, per il vino italiano, offre “opportunità di crescita in mercati oggi sottopenetrati”, una “maggiore attrattività del vino europeo in un’area storicamente e culturalmente ricettiva” (e con tanta immigrazione di origine italiana ed europea in generale), con un “potenziale incremento della quota di mercato italiana, oggi limitata (circa 40 milioni di euro su 500 milioni di import vinicolo brasiliano)”. In sintesi, per il vino italiano, ricorda Giuri, e così come sottolineano le reazioni positive delle maggiori organizzazioni italiane di settore, da Federvini ad Unione Italiana Vini - Uiv, “l’intesa apre grandi opportunità commerciali, soprattutto per vino e agroalimentare, introduce nuovi strumenti di tutela, più forti rispetto al passato”, ed anche se “lascia, però, irrisolto il tema della piena reciprocità degli standard produttivi, può rappresentare una occasione concreta di crescita, a condizione che le clausole di salvaguardia e i controlli promessi vengano applicati in modo rigoroso e continuo”.
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