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LO SCENARIO

Dalla guerra tra Russia e Ucraina a rischio l’export a lungo termine verso Est. Allarme Federvini

La presidente Micaela Pallini: “affari bloccati. Perdere il mercato orientale sarebbe gravissimo per le nostre aziende”

Gli effetti a breve termine della guerra tra Russia e Ucraina, ovviamente, preoccupano tutti, mondo del vino e degli spirits inclusi. Ma spaventa anche, e soprattutto, il lungo termine, con un nuovo assetto geopolitico del mondo che potrebbe mettere a repentaglio tutto il mercato orientale, con “il danno all’export” che “potrebbe essere irreversibile nel lungo periodo”. Almeno, così la pensa la presidente di Federvini Micaela Pallini, come si legge sul sito della “Confindustria” del vino, che riporta integralmente un’intervista rilascia a “La Repubblica”.
La prima preoccupazione, ovviamente, è per la tragedia umanitaria, non potrebbe essere altrimenti. Poi però, c’è il risvolto economico. “Con la sfida del gas, con la svalutazione del rublo e il tentativo di imporre questa moneta per i pagamenti da parte dei russi, con i prezzi delle materie prime saliti alle stelle, ci sono sempre più prodotti e settori che entrano in crisi. Non si tratta più di calcolare la perdita di valore e di risultati, ma di valutare con grande cautela ciò che accadrà nelle prossime settimane, perché le incognite sono tantissime”, spiega la Pallini.
Le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia, sottolinea ancora la presidente Federvini, formalmente hanno di fatto salvato il vino italiano in un mercato che (insieme a quello dell’Ucraina) vale il 6% dell’export italiano, intorno ai 400 milioni di euro. Ma, di fatto, il business a Mosca e dintorni è, comunque, fermo.
“Il pacchetto di sanzioni comminato alla Russia dal Consiglio Europeo ha di fatto risparmiato il vino, sancendo un divieto alle spedizioni verso Mosca solo per le bottiglie sopra i 300 euro, ma il mercato è, comunque, paralizzato e non c’è all’orizzonte alcuna prospettiva. La progressiva escalation ha innescato ulteriori tensioni sui prezzi di tutte le materie prime comprese quelle agricole, sia come diretto riflesso del ruolo dell’Ucraina e della Russia nelle forniture globali, sia indirettamente come risposta dei mercati all’instabilità politica e alle incertezze conseguenti agli effetti delle sanzioni”.
Come noto, ad essere più colpiti sono i distretti della spumantistica, Asti in testa. Ma il problema più grande che “i fidi in Russia sono stati tutti cancellati, i pagamenti sono bloccati e le vendite sono ferme. Ci sono difficoltà nella quotazione dei prezzi e si è bloccata la programmazione del piano degli investimenti Ocm dedicati al vino. Auspichiamo quanto prima la fine del conflitto e il ritorno del dialogo, ma anche una politica attenta ad evitare le speculazioni sui prezzi. Il rischio maggiore è che arrivino contro sanzioni che rendano ancora più difficile continuare a commerciare con quel Paese. Perdere il mercato orientale sarebbe gravissimo per le nostre aziende”, conclude la presidente Federvini.

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