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LO SCENARIO

Dazi Usa, la “road map” di Trump: al 10% per tutti dal 5 aprile, poi si cambia dal 9 aprile

20% per tutte le merci Ue, vino incluso. Salve quelle già in transito verso gli Stati Uniti entro il 4 aprile. Diplomazia europea e italiana al lavoro

Dazi universali per tutte le merci prodotte fuori dagli Usa al 10%, a partire dal 5 aprile, e poi le diverse aliquote per Paese o area geografica (come spiegato qui), il 20% nel caso dell’Unione Europea, compreso anche tutto il comparto del vino e dell’agroalimentare, dal 9 aprile (mentre, secondo fonti Usa, sarebbero “salve” le merci in transito o già caricate sull’ultimo mezzo che deve arrivare poi negli States entro il 4 aprile): è la “road map” tracciata dal Presidente Usa, Donald Trump, nell’ordine esecutivo firmato e già operativo, con il n. 1 degli Stati Uniti che nel suo discorso di ieri sera alle 22 ore italiane (che su WineNews abbiamo riportato qui, con le prime reazioni), nel segno dell’“America First”, ha dettato alle economie del mondo, “colpevoli”, secondo Trump, di aver “saccheggiato”, negli anni, la ricchezza americana, e definendo, tra le altre cose, “patetica” l’Europa. Un’agenda, quella di Trump, di cui si conoscono, dunque, i tempi di inizio, ma non quelli di chiusura, visto che non è prevista espressamente una fine della durata dei dazi, che il Presidente Usa ha definito “reciproci” e “universali”, lasciando, però, almeno formalmente, una possibilità di cambiare rotta, visto che, spiega una nota della Casa Bianca firmata dallo stesso Trump, in cui riepiloga i motivi che hanno portato a questa decisione, i “dazi aggiuntivi ad valorem si applicheranno fino al momento in cui determinerò che le condizioni sottostanti sopra descritte sono soddisfatte, risolte o mitigate”.
Intanto, arriva un primo commento anche da parte del trade del vino americano americano. “Sappiamo che questo è un momento difficile. Ma il nostro settore è forte, la nostra comunità è resiliente e affronteremo questo insieme”, spiega Ben Aneff, presidente della Us Wine Trade Alliance, che spiega: “la tariffa universale del 10% dovrebbe entrare in vigore alle 12:01 del 5 aprile. Le tariffe aggiuntive su determinati Paesi entrerebbero in vigore alle 12:01 del 9 aprile. L’Ordine Esecutivo - spiega Aneff - include un’esenzione per le merci in acqua. Le merci caricate su una nave nel porto di carico e in transito sulla modalità di trasporto finale prima delle rispettive date tariffarie (5 aprile o 9 aprile), non saranno soggette alle nuove tariffe, anche se arrivano o sdoganano dopo queste date. Ciò eviterà, si spera, i costi a sorpresa più dirompenti sulle merci già in movimento. Le merci caricate sull’ultimo mezzo di transito entro il 4 aprile non sono soggette alle nuove tariffe. Le merci caricate sul mezzo di transito finale dal 5 all’8 aprile sono soggette a una tariffa del 10%. A partire dal 9 aprile, le merci saranno soggette all’importo tariffario in base al Paese”, spiega la Uswta. Che sottolinea anche i dazi che saranno imposti agli altri Paesi più interessati alle esportazioni di vino in Usa: Cile, Australia, Regno Unito, Argentina, Nuova Zelanda e Regno Unito al 10%, Israele al 17%, il Sudafrica a 30%, la Svizzera al 31% e la Cina al 34%.
In ogni caso, è difficile, ad oggi, valutare gli effetti reali di una misura dalla portata globale, che spaventa i mercati, come dimostrano i segni in profondo rosso di tutte le principali borse mondiali. Molti, ancora, sperano nell’intervento delle diplomazie per cambiare il quadro ma non sarà semplice. Dal fronte Europeo, nella prima mattinata, da Samarcanda, è arrivata la reazione della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: “l’annuncio del Presidente Trump di tariffe universali su tutto il mondo, compresa l’Ue, è un duro colpo per l’economia mondiale. Mi rammarico profondamente di questa scelta. Cerchiamo di essere chiari sulle immense conseguenze. L’economia globale ne risentirà enormemente. L’incertezza aumenterà e innescherà l’ascesa di un ulteriore protezionismo. Le conseguenze saranno disastrose per milioni di persone in tutto il mondo. Anche per i Paesi più vulnerabili, che ora sono soggetti ad alcune delle tariffe più alte degli Stati Uniti. L’opposto di ciò che vogliamo ottenere. Le tariffe danneggeranno anche i consumatori di tutto il mondo. Si farà sentire immediatamente. Milioni di cittadini dovranno affrontare bollette alimentari più elevate. I farmaci costeranno di più così come il trasporto. L’inflazione salirà. E questo sta danneggiando in particolare i cittadini più vulnerabili. Tutte le aziende, grandi e piccole, soffriranno fin dal primo giorno. Dalla maggiore incertezza all’interruzione delle catene di approvvigionamento fino alla burocrazia onerosa. Il costo di fare affari con gli Stati Uniti aumenterà drasticamente. E per di più, sembra che non ci sia ordine nel disordine. Non c’è un percorso chiaro attraverso la complessità e il caos che si stanno creando quando tutti i partner commerciali degli Stati Uniti vengono colpiti”, ha detto von der Leyen. Che ha aggiunto: “Siamo sempre stati pronti a negoziare con gli Stati Uniti, per rimuovere le barriere che ancora si frappongono al commercio transatlantico. Allo stesso tempo, siamo pronti a reagire. Stiamo già mettendo a punto un primo pacchetto di contromisure in risposta ai dazi sull’acciaio. E ora ci stiamo preparando a ulteriori contromisure, per proteggere i nostri interessi e le nostre imprese se i negoziati falliscono. Osserveremo inoltre attentamente gli effetti indiretti che potrebbero avere questi dazi, perché non possiamo assorbire l’eccesso di capacità globale né accetteremo il dumping sul nostro mercato. Come europei promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E ci batteremo sempre per l’Europa. Ma c’è un percorso alternativo. Non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati. Per questo motivo il nostro Commissario per il Commercio, Maros Šefčovič, è costantemente impegnato con i suoi omologhi statunitensi. Lavoreremo per ridurre le barriere, non per innalzarle. Passiamo dal confronto alla negoziazione. Infine, vorrei anche rivolgermi direttamente ai miei concittadini europei. So che molti di voi si sentono delusi dal nostro più vecchio alleato. Sì, dobbiamo prepararci all’impatto che ciò avrà inevitabilmente. L’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare questa tempesta. La nostra unità è la nostra forza. L’Europa ha il più grande mercato unico del mondo - 450 milioni di consumatori - che è il nostro porto sicuro in tempi tumultuosi. E l’Europa sarà al fianco di coloro che ne sono direttamente colpiti. Abbiamo già annunciato nuove misure a sostegno dei settori siderurgico e automobilistico. La scorsa settimana abbiamo limitato la quantità di acciaio che può essere importata in Europa senza dazi. Ciò darà più respiro a questi settori strategici. Ora convocheremo anche dialoghi strategici con il settore siderurgico, automobilistico e farmaceutico. E altri seguiranno. L’Europa è unita per le nostre imprese, per i nostri lavoratori e per tutti gli europei. E continueremo a costruire ponti con tutti coloro che, come noi, hanno a cuore un commercio equo e basato su regole come base per una prosperità condivisa”.
“L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei”, ha aggiunto, ieri sera, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (che oggi, fa sapere Palazzo Chigi, ha annullato tutti gli impegni per concentrare il lavoro del Governo proprio sul tema dazi, insieme al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ed agli Affari Europei Tommaso Foti, oltre ai due vicepremier, Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti) e Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, collegato da Bruxelles, dove è impegnato anche in un incontro bilaterale con il Commissario Ue Šefčovič, ndr).

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