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Di vino e “rating” alle annate: viaggio con gli assaggi di WineNews nel passato remoto e recente del Brunello di Montalcino. Con bottiglie che confermano i giudizi dati, ed altre capaci di cambiare radicalmente la valutazione delle “piccole annate”

Per i grandi vini del mondo e d’Italia, l’annata è uno degli aspetti fondamentali. Così come lo è il giudizio sulla stessa, spesso dato, per tanti motivi, in maniera precoce, a vini che, di norma, hanno bisogno di riposare ancora anni in bottiglia per esprimersi nella loro pienezza, e per essere capiti davvero. E così non è insolito trovarsi a rivedere, al rialzo o al ribasso, con il senno di poi, il “rating” che si attribuisce alle annate, assaggiando a pochi mesi dalla vendemmia vini destinati al lungo invecchiamento. Riflessione che WineNews ha fatto e propone, nei giorni di Benvenuto Brunello 2018, che si chiude oggi. Partendo dalle due annate protagoniste dell’anteprima, e che entrano ora in commercio. Una 2013 giudicata, cinque anni fa, a “4 stelle”, quindi ottima, ma non eccellente, che alla prova del bicchiere, invece, racconta vini dall’importante proiezione futura, con note fruttate e floreali ad incrociare cenni più sanguigni e di pietra focaia, strutture tanniche che sembrano davvero in grado di distendersi ottimamente nel tempo e verve acide profonde, garanzia di evoluzioni future decisamente positive. Discorso opposto per la Riserva 2012, annata che fu giudicata a “5 stelle”, il massimo possibile, e che invece oggi, vede in bottiglia, in generale, vini maturi, già pronti, più monocordi, dotati di meno complessità, tannini ormai risolti, e probabilmente, dalla vita più breve, mostrano in sostanza i limiti di una vendemmia che, con un anno di affinamento in più, esprime in molti casi una certa stanchezza (qui i nostri migliori assaggi, https://goo.gl/UNYZSa).
Ma è un pensiero che riemerge anche dalle vecchie bottiglie di cantine di assoluto livello, che anche in annate “piccole” e complicate hanno realizzato vini capaci di reggere alla grande alla prova del tempo e a sorprendere ancora oggi, per la vitalità e la qualità dei vini, e anche per la capacità di smentire e ribaltare i giudizi già dati. Ce lo hanno detto, nel calice, vino come il Brunello di Montalcino 1965 di Padelletti, o quello 1968 di Col d’Orcia, che ha ancora grande eleganza e freschezza. O, ancora, il Brunello di Montalcino 1981 (annata a sole “3 stelle”) della Fattoria dei Barbi, scorbutico ma ancora sublime, o quello del 1984 (vendemmia giudicata addirittura con 1 sola stella) di Costanti. Di certo, alla prova del tempo, ci sono anche gli assaggi che confermano la bontà di certi giudizi: come i mitici Brunello di Montalcino Riserva di Biondi Santi, annate 1945 e 1955, entrate nell’“Olimpo” del vino mondiale, o ancora i Brunello Riserva 1983 di Col d’Orcia, il Brunello Riserva 1990 di Fuligni, che ha grande personalità con sentori di ciliegia e naso affumicato, fino al Brunello di Montalcino 2001 de La Cerbaiona, che si conferma da annali per solidità e tenuta nel tempo, complesso ma equilibrato, dal palato vellutato e dal finale lunghissimo. Insomma, assaggi e riassaggi che, alla prova del tempo, hanno ancora storie da raccontare, spesso capaci di riscrivere il passato. E poi ci sono i ricordi che vanno oltre il vino e oltre il tempo, come l’assaggio del 1891, stappato con il “custode del Brunello” Franco Biondi Santi, alla Tenuta Greppo, dove nel 1800 è nato il Brunello, insieme al direttore WineNews, Alessandro Regoli: “un’esperienza semplicemente irripetibile, di cui dire ancora grazie!”.

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