“La chiave è innanzitutto difendere un consumo moderato di vino e quindi renderlo compatibile con la salute pubblica. Abbiamo una politica di prevenzione rigorosa. Allo stesso tempo, difendiamo il vino francese come parte dell’arte di vivere francese, della nostra gastronomia, del suo consumo e dell’export. Quando il mondo pensa al vino, pensa alla Francia”: parole del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che, per la prima volta, in 10 anni dell’evento di Vinexposium, ha inaugurato Wine Paris, (da oggi all’11 febbraio a Parigi, con l’Italia grande protagonista con oltre 1.100 cantine, il secondo Paese più presente dopo i “padroni di casa” francesi), per testimoniare il proprio sostegno ad uno dei settori più rappresentativi della Francia, ma oggi anche tra quelli più in difficoltà, tra consumi in calo, vendite e affari che si riducono anche per i grandi territori che sembravano intoccabili, come Bordeaux e la Champagne (e con le esportazioni complessive di vino francese a -3% in valore, a 9,3 miliardi di euro nei primi 10 mesi 2025 sullo stesso periodo 2024, secondo i dati FranceAgriMer), estirpazione di decine di migliaia di ettari di vigna da finanziare con risorse straordinarie e non solo.
Per Macron, “uno dei punti chiave è esportare bene in Europa, difendere il vino francese a livello internazionale quando viene attaccato da pratiche aggressive e poi andare a conquistare nuovi mercati. Si parlava dell’India, del Canada, del Brasile: ce ne sono molti”. E a chi gli ha chiesto se in generale ci sia il rischio di un “declassamento” del vino francese, in termini di prestigio, di mercato e di consumi, il presidente francese ha risposto perentoriamente: “no. Assolutamente no. C’è bisogno di sostegno, perché c’è un consumo che è diminuito negli ultimi decenni, e poi c’è un consumo che sta cambiando. La domanda, ovviamente, c’è sempre, delle migliori annate, del vino o dello Champagne, ma c’è una nuova domanda di vino o alcolici di minore gradazione alcolica, che possono essere serviti più freschi, e, quindi, c’è bisogno di innovazione, ma abbiamo viticoltori e settori pronti a rispondere anche a questo”.
E sulle difficoltà per le esportazioni di vino francese, Macron non vede particolari rischi, “ma c’è sempre più concorrenza. Abbiamo cinesi che sanno produrre buoni vini, abbiamo italiani che sono molto bravi nei mercati. Ma credo che la Francia sia il “Paese del vino”. In pochi anni questo Salone, che da Bordeaux si è traferito a Parigi, è diventato internazionale e il più grande al mondo. Questo dimostra che quando il mondo pensa al vino, pensa ai nostri vini, allo Champagne, ai liquori, al Cognac, all’Armagnac, pensa alla Francia. Quindi dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo, abbiamo un potenziale straordinario. Da nessun’altra parte c’è Bordeaux, non c’è la Borgogna, da nessuna altra parte si producono il Cognac o l’Armagnac, e così via. Abbiamo prodotti conosciuti in tutto il mondo che portano il nome dei nostri terroir, che sono know-how, che sono il frutto sia dei nostri climi che dei nostri terreni. Dobbiamo, quindi, essere orgogliosi, dobbiamo difenderli, dobbiamo adattarci ai cambiamenti dei consumi, dobbiamo stare al fianco dei nostri viticoltori, dei nostri négociants, dei nostri distributori, di quello che fanno”.
Una presenza, dunque, quella di Macron (che arriva 10 anni esatti dopo la visita di François Hollande alla prima edizione di Wine Paris, nel 2016, ndr) che se da un lato dice che la Francia è vicina ad uno dei settori che più di altri ne caratterizza l’immagine positiva nel mondo, dall’altro vuol dire anche che, probabilmente, “il malato” è grave come non mai. Una testimonianza concreta sono i 130 milioni di euro stanziati dal Governo francese (su 300 milioni di euro messi a bilancio per un più ampio “piano di sostegno” per “l’emergenza agricola”) per un piano di estirpazione definitiva, potenzialmente, di 32.500 ettari di vigneti, soprattutto a Bordeaux, ma non solo, per ridurre la sovrapproduzione e tutelare i valori delle produzioni, a cui lo stesso Macron ha fatto riferimento: “bisogna farlo adesso, in questo momento, per mantenere valore. Tuttavia, non bisogna vedere questo come l’alfa e l’omega: i produttori devono continuare a innovare e a poter coprire tutte le fasce di mercato”.
Risposte più o meno indirette ad una filiera del vino francese che, da Parigi, ha ribadito di attendere novità concrete e stringenti sulla richiesta di 80 milioni di euro di fondi europei per la distillazione di crisi, sulla quale Macron ha dichiarato: “distillare è terribile per i viticoltori. Quello che dobbiamo fare è fare come fossimo uno di loro, lo dico davanti al presidente delle Aoc, ma se non li aiutiamo ad estirpare qualche ettaro per valorizzare meglio tutto il resto della produzione, li facciamo entrare in un vicolo cieco”, ha detto il Presidente francese aprendo anche alla possibilità chiesta da parte della filiera di investire su vini dal minor grado alcolico, e in una spumantistica che guardi anche all’“entry level”. “Possiamo fare tutto questo, dobbiamo accompagnare il settore”. Ma sul tavolo, per la filiera, restano ancora tanti interrogativi, anche anche su temi tecnici come quello dei trattamenti con il rame per la peronospora che sta marciando rapida tra i filari, e ancora sugli aiuti straordinari alle cooperative del vino, passando al tema dei “prezzi minimi” per i prodotti agricoli, vino incluso, sui quali lo stesso Macron aveva annunciato interventi un paio di anni fa, ma senza novità concrete. Risposte chieste anche ai Ministri del Governo di Francia in fiera, dalla Ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard, al Ministro del Commercio Estero, Nicolas Forissier, ma altri ancora sono attesi.
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