Dieci miliardi di euro della Politica Agricola Comune (Pac) tornano agli agricoltori italiani, invertendo il temuto taglio del 25% e rafforzando una filiera strategica in un momento di tensioni globali. È uno dei risultati celebrati da Coldiretti nell’incontro che ha riunito, oggi, dopo Torino, 6.500 agricoltori al SuperStudio Maxi di Milano con il presidente Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo e il presidente Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli, per rivendicare il ruolo dell’agricoltura nazionale nella tutela della sovranità alimentare, dell’innovazione e della sicurezza dei territori.
Il miliardo recuperato in più rispetto ai fondi annunciati, servirà a garantire approvvigionamenti, presidio sociale nelle aree a rischio dissesto, lotta ai cambiamenti climatici e investimenti nell’Agricoltura 5.0, mentre Coldiretti torna a chiedere una Pac più semplice, liberata dalle “follie dei tecnocrati di Bruxelles”.
Ma la protezione del made in Italy passa anche dal contrasto alle importazioni sleali, aumentate del +8% nel 2025 secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi 11 mesi dell’anno: la mostra “Le minacce al made in Italy a tavola” un “frigo della verità” mostra ai cittadini i rischi legati alla mancanza di controlli e alle indicazioni ingannevoli sull’origine, spingendo la Confederazione a chiedere una legge europea che renda obbligatoria l’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari.
A pesare è anche un codice doganale considerato obsoleto, che consente di vendere come italiani prodotti ottenuti da materie prime estere con minime trasformazioni, dai prosciutti fatti con cosce di maiale olandesi solo mettendoci il sale alla mozzarella da latte tedesco o polacco.
Sul versante sanitario, solo il 3% dei prodotti extra Ue viene realmente controllato, mentre nel 2025 è scattato un allarme alimentare ogni 38 ore per residui di pesticidi e sostanze vietate: numeri che Coldiretti considera inaccettabili e che rafforzano la richiesta di maggiori controlli e di un sistema di tutela all’altezza del valore del cibo italiano.
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