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È primavera ma arriva Dzud, nuova ondata di neve e gelo: danni nelle campagne a 680 milioni di euro, a rischio uliveti, vigneti, alberi da frutto e ortaggi. Allarme di Alleanza Cooperative, Coldiretti e Cia: “ora attenzione alle risorse idiriche”

Ciò che non aveva danneggiato Burian, l’ondata di gelo e neve che ha colpito l’Italia a febbraio, è stato rovinato da Dzud, nuovo maltempo nonostante la primavera, che fa salire ancora il conteggio dei danni nelle campagne. L’Alleanza delle Cooperative Alimentari stima che i danni siano pari a 680 milioni di euro, e preoccupano quelli “di coda”: a rischio il 40% della frutta primaverile come ciliegie e mandorle, mentre è già danneggiato oltre il 45% della produzione orticola (verza, cavoli, broccoli, carciofi, finocchi) da Nord a Sud. E a preoccupare, oltre agli alberi da frutta, sono le condizioni dei vigneti e degli uliveti, che continuano a essere stressati oltremodo dopo un’estate torrida e gli ultimi due mesi di gelo e neve. Dai monitoraggi della Coldiretti infatti emerge che il clima impazzito del 2018 ha spaccato la corteccia, bruciato le gemme e spogliato dalle foglie almeno 25 milioni di piante di ulivo dalla Puglia all’Abruzzo fino al Lazio con la richiesta del proclamazione dello stato di calamità naturale. Non solo è andato perduto il raccolto di olive dell’anno ma in molti casi, sottolinea la Coldiretti, sarà necessario sostituire le piante e ci vorranno anni prima che si torni a produrre con effetti devastanti per l’economia ed il lavoro di migliaia di famiglie. Spesso, inoltre, il maltempo ha isolato le aziende in campagna, con black out e allagamenti, mettendo in pericolo anche il bestiame nelle stalle.
L’allarme delle campagne viene lanciato anche dalla Cia - Confederazione Italiana Agricoltori, che calcola i danni in agricoltura da il 2015 ad oggi per 2,5 miliardi di euro solo a causa delle condizioni climatiche impazzite. Ciò che la Cia sottolinea è che adesso si rischia la mancanza di piogge regolari, e si va incontro ad un’estate molto probabilmente siccitosa. È, quindi, fondamentale, secondo la Cia, che la grande quantità di pioggia, caduta in questa fase, sia ora ben governata e diventi una risorsa nei prossimi mesi. In attesa di nuovo Piano irriguo nazionale con importanti interventi infrastrutturali, diventa importantissimo riattivare rapidamente gli impianti collinari, molti dei quali sono stati colpevolmente abbandonati e dismessi. Si tratta di migliaia di mini invasi (tremila solo nel Centro Italia) che porterebbero ristoro nei campi nei periodi siccitosi. Al di là dei danni subiti dalle aziende agricole, alle quali bisognerà garantire risarcimenti adeguati, bisogna saper programmare per dare risposte rispetto a eventi climatici che non possono più essere definiti straordinari. Le risorse economiche per l’acqua in Italia ci sono, conclude la Cia, ma le azioni finanziate spesso non portano acqua nei campi, dove servirebbe.

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