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Finanza & Mercati

Il vitigno italiano pianta radici anche in Romania … Sempre più aziende che investono in vigneti dell’Est. Dopo tedeschi e olandesi ora arriva la veneta Montresor. In Italia non si può piantare una vigna senza prima espiantarne un’altra. Il limite (imposto dalla Ue) ha un senso, vista la notevole estensione di terreno coltivato a vite e la necessità di tutelare un mercato così importante bilanciando domanda e offerta. Ma per gli imprenditori, soprattutto quelli che puntano alle economie di scala, questa norma è troppo vincolante. Così, negli ultimi dieci anni, i gruppi italiani più propensi al rischio si sono messi a comprare vigneti in Sudamerica come nell’Europa dell’Est. Uno dei paesi preferiti è la Romania. Nei primi anni dopo la caduta del regime di Ceasescu molti stranieri sono arrivati in Romani per acquistare semplici terreni a frumento o avena, pagandoli un’inezia per poi rivenderli al doppio, e in certi casi anche al triplo del valore. Più di recente invece la tipologia degli investimenti è cambiata. E ora chi mette piedi nelle campagne attorno a Bucarest lo fa per rimanerci. In quest’ottica i vigneti sono diventati una delle merci più ambite (e gli italiani, anche per la vicinanza geografica, sono tra i primi della lista). Il presidente dell’Organizzazione Nazionale Interprofessionale Vitivinicola Rumena Basil Zarzoveanu, in una dichiarazione resa a un giornale locale, ha detto che “in effetti sono molti gli italiani interessati. Tra questi, uno dei prossimi alla chiusura di un affare dovrebbe essere l’azienda veneta Montresor, famosa per i suoi spumanti, che pare voglia acquistare circa mille ettari nella zona di Dealu Mare”. Al momento in Romania sono presenti i tedeschi della Reh Kendermann e Carl Reh Winery (nel distretto di Mehedinti), l’olandese Chris Wine e Dan-E-Ro nel Dealu Mare, e la britannica Halewooda Prahova. I vantaggi della terra romena sono evidenti. Una vite invecchiata costa 2-3mila dollari all’ettaro, circa un quinto rispetto a gran parte dei Paesi Ue, mentre per una giovane vite si pagano appena 15mila euro l’ettaro, con una differenza ancora più notevole rispetto ai prezzi comunitari.

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