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Allegrini 2018

Finanza & Mercati

Un rosso mosso a tre atmosfere ... Ci sono vini che mai entreranno nelle aristocratiche liste dei ristoranti più famosi, che non verranno “battuti” alle aste internazionali e non matureremo nelle cantine per anni. Non hanno alcuna pretesa, considerate le loro caratteristiche organolettiche, ma non devono essere considerati vini minori anche se il loro prezzo è contenuto; non vogliono essere campioni di celebrità, ma lo diventano per l’incasso, visti i volumi di produzione. Sono i vini frizzanti rossi che si bevono volentieri nelle trattorie e nelle osterie, e che nella loro semplicità si offrono come perfetto abbianamento a piatti corposi e opulenti tipici delle campagne padane. Ed è lì che per al maggior parte nascono, tra Piemonte, Lombardia, e Emilia.
Il loro colore varia dal rosso tenue di alcune varietà di Lambrusco, al rosso intenso con tonalità violacee dei Barbera e dei Bonarda. In tutti la spuma è abbondante e mette allegria al primo colpo d’occhio: un sorriso nel bicchiere, anzi una risata che finisce in fretta, ma che trasmette subito la voglia di bere. In effetti, un bicchiere in più di questi vini non crea ebbrezza perché la loro gradazione alcolica quasi mai supera i 12 gradi. I rossi mossi vantano anche il pregio di non impegnare gli organi ricettori del sapore e dell’olfatto in ricerche complesse di aromaticità e profumi: vogliono essere disinvolti, ma non inferiori per sensazioni, poiché la loro spontaneità vuole essere anche frivolezza. Si rilevano indispensabili per accompagnare cotechini, zamponi, salame da sugo, salamine bollite, spalla cotta, salsicce alla brace, agnoli, anolini, ravioli e cappelletti in brodo. Diventano un modo di bere perfetto per esaltare il piacere di pic-nic, fatti di panini con il salame di Varzi o di Felino e, se il pane è caldo appena sfornato, con una ricca imbottitura di mortadella bolognese, sono sublimi.
Nel settore delle bollicine, i vini rossi seguono la tradizione: sono Frizzanti, che non superano mai le tre atmosfere ottenute, con qualche eccezione, con la rifermentazione in autoclave. Questa regola è codificata per legge poiché, se superano questa soglia, diventano Spumanti. Ma questo è un altro discorso. Il Piemonte si distingue per Barbera e Freisa; l’Oltrepò Pavese primeggia per la Bonarda e il Piacentino per il Gutturnio. In vetta ai numeri dei rossi si collocano i Lambrusco Doc di Sorbara, di Castelvetro e Salamino di Santa Croce, prodotti nelle province di Reggio Emilia e Modena, tutti frizzanti nelle varianti Secco, Abboccato, Amabile, Dolce per 41 milioni di bottiglie. A questi si affianca il milione e mezzo di bottiglie prodotte nella zona mantovana. Il volume annuo non è solo questo poiché alle produzioni Doc si devono aggiungere ben 150 milioni di Lambrusco Igt. E a questo punto le cifre sono veramente frizzanti. (arretrato di Finanza & Mercati del 21 gennaio 2006)

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