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Il clima non fa paura a Chianti e Brunello ... Attenzione al cambiamento climatico sì, ma senza eccessive preoccupazioni. “Niente allarmismi per i cambiamenti climatici in corso, l’eccellenza toscana non corre nessun pericolo”, spiega Roberto Bruchi enologo e direttore di Aprovito (Associazione Produttori Vitivinicoli Toscani) facendo riferimento allo studio di alcuni climatologi che alcuni mesi fa gettò scompiglio nel mondo del vino annunciando la possibile scomparsa di Brunello, Chianti e Nobile entro un secolo. “Lo scenario pessimistico - continua Bruchi - danneggia senza formulare vere previsioni. Ci sono, infatti, tutti gli strumenti necessari per adattarsi ai cambiamenti climatici, sia per quello che riguarda le tecnologie sia per quello che riguarda le tecniche di coltivazione e di lavorazione”. Il cambiamento della temperatura, gli scenari che si prospettano e le possibili strategie d’intervento saranno le tematiche centrali dell’incontro in programma domani a Firenze, per un convegno promosso dalla Regione Toscana e dall’agenzia regionale Arsia.
“La vite - continua Bruchi - ha una elevata capacità di adattarsi, di modificarsi e di plasmarsi nel tempo. Le zone di coltivazione si trovano quasi esclusivamente fra il 30° ed il 50° grado di latitudine nord e sud, e ad un’altitudine compresa tra il livello del mare ed i 1000 metri circa. E quindi una pianta che si adatta a climi molto differenti e ogni vitigno si adeguata più o meno bene ad un terroir”. “E importante comunque - conclude Bruchi - proteggere il vigneto toscano non solo dal clima che cambia ma anche da altri rischi potenziali. Per questo la sinergia tra gli operatori del settore, i ricercatori e chi governa il territorio deve essere sempre più salda ed efficace”.

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