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Allegrini 2018

Finanza&mercati

Queste bottiglie danno ottimismo ... I grandi produttori di qualità segnalano l’inversione di tendenza. Per il 2010 si attendono un aumento del giro d’affari del 10%. E puntano molto sull’estero... Rosso, intenso, enigmatico. L’ambasciatore del made in Italy non sfugge alla grande depressione, aggrappandosi però a quell’antico adagio che dipinge il vino come miglior elisir contro la crisi. E dietro le botti si affacciano i primi mezzi sorrisi. “C’è un po’ di movimento” abbozza Piero Antinori, capofila dell’Istituto grandi marchi (associazione che raccoglie la nobiltà dell’enologia italiana). “Dopo due anni di sofferenza sta tornando l’interesse sui vini di qualità superiore e la ripresa del turismo americano verso l’Europa ci lascia ben sperare”. Le previsioni per il 2010 sono positive. “Prevediamo un aumento del 10% del fatturato rispetto al 2009” continua Antinori. “Le esportazioni dovrebbero riprendere a correre, soprattutto su quei mercati, dal Giappone al Brasile, finora rimasti fermi”. I consoli onorari del vino italiano sono in ogni angolo del mondo. Il regista americano Francis Ford Coppola e il calciatore David Beckham, per esempio, hanno in comune la passione per il Tignanello. Anche l’altro campione del vino d’eccellenza italiano, l’Amarone, ha retto l’urto della botte vuota. “Nonostante la crisi, chiudiamo l’anno con un risultato positivo” racconta Marilisa Allegrini, erede dell’Amarone inventato sessant’anni fa dal padre Giovanni e dallo zio Franco con il “recioto sciopà”. “Nel 2010 vogliamo allargare la nostra presenza sui mercati internazionali”. Dai poderi di Fumane di Valpolicella agli Stati Uniti, la famiglia Allegrini ha speso 100 mila euro per ridisegnare l’etichetta di “Palazzo della Torre”, uno dei vini più apprezzati nei ristoranti newyorkesi. Ma è tutto un movimento che ruota intorno al nettare della Valpolicella. Dieci famiglie storiche dell’Amarone si sono riunite per promuovere il pregiato vino nel mondo, fra tradizione e arte. Insomma, fare squadra. Un po’ quello che sta facendo in Sicilia Josè Rallo, la “voce” di Donna Fugata. A marzo assieme a una quarantina di produttori siciliani ospiterà 500 opinion leader da tutto il mondo al Verdura Golf Resort di Sciacca per degustare la “Sicilia en primeur”. La riscossa dell’enologia made in Italy è una scommessa. Dopo avere saccheggiato i 4,8 milioni di euro destinati nel 2009 dall’Ocm vino (la riforma vitivinicola dell’Ue) alla promozione del vino oltre i confini comunitari, grandi e piccoli produttori stanno affinando i loro piani per spartirsi i 35 milioni messi sul piatto per il 2010. Persino uno come Maurizio Zanella, deus ex machina di Ca’ del Bosco, ha deciso di esportare le bollicine della Franciacorta. “L’88% della produzione è venduto in Italia” dice Zanella, che è anche a capo del Consorzio Franciacorta. “Ora cominciamo a guardare all’estero, con una politica di piccoli passi”. Non è uno scherzo. “Siamo onesti, lo champagne domina incontrastato sui mercati internazionali. Per le bollicine italiane l’export è ancora tutto da costruire”. Per tastare il palato degli stranieri, Franciacorta ha scelto una piazza difficile: la Svizzera, quinto mercato mondiale per lo champagne. La sfida è aperta e dalla Franciacorta sono pronti a muoversi una trentina di produttori, capeggiati da Ca’ del Bosco, Bellavista, Monterosso e Berlucchi, che hanno scommesso un milione di euro. “Vedremo come evolveranno le cose” chiosa Zanella.

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