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EMERGENZA

Fipe: l’impennata dei costi dell’energia destinata a far aumentare i prezzi di bar e ristoranti

Le soluzioni? Credito d’imposta superiore a quello attuale e rateizzazione delle bollette, che in un anno sono aumentate di oltre il 300%
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Boom dei costi dell’energia per bar e ristoranti italiani

Senza un intervento immediato che faccia da argine all’incremento esponenziale dei costi delle bollette per luce e gas che si è registrato nelle ultime settimane, presto i consumatori si troveranno a fare i conti anche con l’impennata dei listini in bar e ristoranti. Fino a questo momento le imprese della ristorazione italiana si sono rivelate le più virtuose d’Europa, ammortizzando questi extra costi senza scaricarli sulla clientela, ma il sistema ora non è più sostenibile. Bisogna correre ai ripari estendendo immediatamente il credito di imposta anche alle imprese non energivore e non gasivore, per coprire gli aumenti che si stanno registrando nelle ultime bollette e che sembrano destinati a crescere ulteriormente nei prossimi mesi. Un credito di imposta che dovrà, però, essere ben superiore al 15% per l’energia elettrica e al 25% per il gas previsto per il secondo trimestre 2022, dal momento che le imprese si trovano a fronteggiare aumenti ben più consistenti. In più, dovrà essere concessa la possibilità di rateizzare le bollette monstre ben sapendo che il credito d’imposta è successivo al pagamento e anche se più “generoso” non potrà mai compensare interamente l’extra costo. Ecco la richiesta di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, per contenere gli effetti del caro energia.
Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi Fipe, a luglio i prezzi dei servizi della ristorazione sono infatti cresciuti del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2021, a fronte di una crescita media nei paesi dell’Unione Europea del 7,8%, con incrementi del 9,2% in Austria, dell’8% in Olanda e del 7,7% in Germania. Per contro, la ristorazione italiana deve fare i conti con bollette triplicate nel giro di un anno.
Una pasticceria del centro di Firenze, ad esempio, che a luglio 2021 ha speso 2.307 euro per 9.383 kwh di consumi di energia elettrica, a luglio di quest’anno ha speso 10.243 euro per 11.721 kwh, con un costo al Kwh che è salito da 0,16 a 0,69 euro: oltre il 300% in più. Analogo discorso per un bar di Roma, costretto a pagare a luglio 6.946 euro kwh a fronte dei 2.316 euro di un anno, fa per un consumo equivalente di poco più di 10.000 kwh: in questo caso il costo del Kwh è passato da 0,14 a 0,52 euro.

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