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Gambero Rosso

L'editoriale (giugno 2002) - I grandi vini prossimi venturi ... Renzo Cotarella, direttore generale della Marchesi Antinori, forse l'azienda più lungimirante nel panorama vitivinicolo italiano (ha raggiunto i 2000 ettari di vigneto di proprietà e possiede cantine in molte regioni), sostiene spesso che di zone vitivinicole di grande valore ma pressoché sconosciute ce ne sono ancora parecchie in Italia.
C'è, insomma, una sorta di tesoro sommerso che ci potrà dare, nel prossimo futuro, grandi vini a prezzi non eccessivi, e questa è una buona notizia per i consumatori. Dove siano e, soprattutto, quali siano, è un altro discorso.
Due o tre, però, andando in giro, credo proprio di averle individuate, e allora provo a raccontarvele. Una è sicuramente l'area meridionale delle Marche, la zona denominata Piceno, che corrisponde, grosso modo, alla provincia di Ascoli. Una campagna bellissima, pettinata, ordinata, terreni prevalentemente argillosi, colline dappertutto (viene definita "l'ondulato ascolano"). Una produzione vinicola abbastanza diffusa, circa 700mila ettolitri l'anno. Un gruppo di produttori che stanno cercando faticosamente di venir fuori da una situazione di scarso impatto con il mercato, come la Tenuta De Angelis, Le Caniette, Dezi, Velenosi, San Savino, San Giovanni, l'Oasi degli Angeli, poi ancora Rio Maggio, la Vinicola del Tesino, Ciu Ciu, Villa Pigna, Cocci Grifoni, Saladini Pilastri, una buona cantina cooperativa come i Colli Ripani. In più una straordinaria vocazione per vini rossi da vitigni autoctoni, montepulciano e sangiovese in particolare. Da poco ha esordito la nuova Doc Offida, che si affianca a quelle più vaste del Rosso Piceno e del Falerio. Vi racconteremo più diffusamente di tutto questo in uno dei prossimi numeri del Gambero Rosso, ma intanto, chi volesse sperimentare i rossi dell'annata 2000 può già iniziare a farlo. La vendemmia è stata sontuosa, tanto da farmi pensare a una sorta di "Maremma dell'Est" e ad Offida come una Suvereto dell'Adriatico. Andiamo avanti. Il Lazio è una delle regioni che negli ultimi anni ha segnato un po' il passo. Eppure di zone fantastiche ce ne sono diverse. Una in particolare, davvero sconosciuta, è quella che partendo da Montalto di Castro arriva fino a Cerveteri. I terreni sono in collina, l'impasto è misto, con aree più vulcaniche e tufacee, accanto a suoli argillosi e sabbiosi. È l'ideale continuazione della Maremma Grossetana ed è meno siccitosa. È terra per il sangiovese, ma anche per il cabernet sauvignon, e non sarebbe una stranezza se i Sassicaia o gli Ornellaia trovassero nel 2010 degli omologhi proprio in queste zone. Terzo consiglio. Si parla sempre più di Sicilia, ma qualcuno di voi è mai stato in Salento? Terreni stupendi, adatti per grandi vitigni a bacca rossa, poi escursione termica in vendemmia, mai lunghi periodi siccitosi. Insomma, un paradiso per la vite. È vero che aziende come Conti Zecca, come Felline e il gruppo dell'Accademia dei Racemi, coma l'Antica Masseria del Sigillo, Cantele, Vallone, Taurino, Albano Carrisi già stanno avendo successo. Però le potenzialità sono davvero enormi e in gran parte inesplorate.

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