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Gli amanti dell’uva hanno una nuova tipologia preferita, quella senza semi. Negli ultimi anni queste varietà per il consumo fresco, hanno avuto un grande successo globale, e anche in Italia: l’uva senza semi rappresenta già il 46% dell’offerta totale

L’Italia è uno dei più importanti produttori di uva nel mondo (insieme a Cina e Stati Uniti) e affonda le sue radici nella storia del Mediterraneo fin dalla Magna Grecia, e che ha portato alla produzione delle varietà tradizionali più conosciute ed apprezzate da sempre: l’uva Italia, la Regina, la Pizzuttella, la Red Globe, la Palieri e tante altre. Ma a fianco delle varietà più tradizionali, negli ultimi anni, si sono affermate con grande successo le varietà di uva caratterizzate dall’assenza completa di semi. È stato un successo planetario ed un’innovazione in ortofrutta: questa tipologia di uva sta portando alla conquista di sempre maggiori quote di mercato, che ormai ha complessivamente raggiunto il 46% dell’offerta totale. La rapidità con cui si è diffusa è stata attribuita al fatto che presenta dei valori aggiunti: la facilità di consumo e la possibilità di utilizzo in succhi e frullati senza dovere separare i semi.
I consumi mondiali di uva senza semi stanno crescendo in maniera esponenziale, soprattutto nei paesi anglosassoni, Regno Unito e Usa, ma anche nei Paesi Scandinavi, in Germania, in Cina e in tutto il Medio Oriente. Il boom di consumi in Italia c’è, e riguarda soprattutto le aree del Nord, le grandi città, i consumatori meno tradizionali.
Ma da dove arriva l’uva senza semi? L’assenza di semi è una caratteristica presente in alcune tipologie di questo frutto da tempo immemorabile. L’uva sultanina, per esempio, è un’antica varietà senza semi, utilizzata per l’essiccazione; oppure l’uva di Corinto, con le stesse caratteristiche. La natura e la grande biodiversità della frutta offrono, quindi, tipologie di uva che nascono con questa caratteristica intrinseca, e si chiamano partenocarpiche. In sostanza i fiori di queste piante di vite si autofecondano e non producono semi consentendo al frutto di crescere e maturare. Un fenomeno interessante è stato studiato ampiamente dai botanici e i genetisti, che hanno messo a punto varietà con questa caratteristica anche per il consumo a tavola.
Quando un’innovazione frutticola ha successo a livello globale, come nel caso dell’uva senza semi, si moltiplicano le varietà per intercettare il gusto dei consumatori, le esigenze produttive nei diversi territori e la stagionalità. Le varietà sono numerosissime, costituite spesso da grandi network operanti in tutto il mondo ed anche, naturalmente, in Italia. Il maggior produttore italiano è Solarelli, marchio di proprietà della Cooperativa Apofruit, che riunisce produttori della Puglia, del Metaponto in Basilicata e della Sicilia.

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