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AGRICOLTURA & EUROPA

Green new deal europeo, il giudizio (in chiaro scuro) dell’agricoltura italiana

Coldiretti: ok etichetta d’origine, no a bollini fuorvianti. Confagricoltura propone nuova Pac, per la Cia “l’agricoltura merita un ruolo centrale”
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Green new deal europeo, il giudizio (in chiaro scuro) dell’agricoltura italiana

È un’analisi a tinte variegate quella delle associazioni di categoria della filiera agroalimentare italiana a margine dell’approvazione da parte della Commissione Europea delle Strategie per la biodiversità e “Farm to Fork” che caratterizzeranno le politiche dell’Unione Europea in materia di biodiversità e di alimentazione fino al 2030, e che rappresentano gli elementi cardine del Green Deal europeo.
Coldiretti plaude all’estensione dell’obbligo di etichette con l’indicazione di origine degli alimenti
, una vittoria per 1,1 milioni di cittadini europei che hanno firmato l’iniziativa dei cittadini europei (Ice) “Eat original! Unmask your food”, promossa da Coldiretti, da Campagna Amica ed altre organizzazioni europee, da Solidarnosc a Fnsea.
“L’etichetta con l’indicazione di origine degli alimenti risponde alle aspettative della stragrande maggioranza dei consumatori europei e dall’82% di quelli italiani, che ritiene necessario superare le attuali politiche comunitarie sull’origine del cibo per contrastare un fenomeno, quello dei falsi e dei tarocchi, che solo all’Italia costa oltre 100 miliardi di euro all’anno nel mondo”, sottolinea il presidente Coldiretti, Ettore Prandini.
Ci sono tuttavia preoccupanti zone d’ombra, come i fuorvianti bollini “nutriscore”, che rischiano di promuovere i prodotti industriali delle multinazionali come bevande gassate con edulcoranti al posto dello zucchero e finiscono per escludere paradossalmente alimenti sani e naturali per i consumatori, come l’olio extravergine di oliva, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma, o come i pregiudizi sui consumi di carne e sugli allevamenti. “In questo contesto, nonostante lo stralcio dal testo finale del documento di considerazioni che miravano a ridurre i consumi e la produzione di carne permane la preoccupazione per le misure che, direttamente o indirettamente, rischiano di compromettere la sostenibilità economica del settore, attraverso affermazioni false e strumentali sull’attività di allevamento e sul consumo di prodotti di origine animale che in modo equilibrato sono una componente essenziale della dieta oltre a fare parte della cultura alimentare italiana ed europea”, conclude Prandini, che su questo aspetto ha scritto al Commissario Europeo Paolo Gentiloni.

Le proposte della Commissione vengono invece bocciate da Confragricoltura perché “penalizzano il potenziale produttivo dell’agricoltura e del sistema agroalimentare europeo - spiega il presidente Massimiliano Giansanti - una prospettiva che non condividiamo, anche perché aumenterebbero le importazioni da Paesi terzi che applicano regole diverse e meno rigorose”.
Confagricoltura punta sulla diffusione delle innovazioni tecnologiche, a partire dalla genetica, e su una più stretta collaborazione tra ricerca scientifica e imprese. “Le comunicazioni della Commissione contengono anche elementi di sicuro interesse - prosegue Giansanti - è il caso dell’indicazione relativa all’origine dei prodotti e delle informazioni nutrizionali, se fondate in modo esclusivo su rigorosi criteri scientifici. Resta poi da chiarire il coordinamento tra gli orientamenti presentati oggi dalla Commissione e la riforma della Pac in discussione dal 2018 e che, sembra ormai scontato, entrerà in vigore nel 2023. I processi legislativi potrebbero sovrapporsi, facendo perdere di vista la coerenza tra i diversi obiettivi. Per questo nei giorni scorsi ho inviato una lettera alla presidente della Commissione Von der Leyen, proponendo una valutazione sull’opportunità di lanciare una nuova riforma della Pac tenendo conto dei punti di forza espressi dalle imprese agricole europee nel corso della pandemia”.
Gli obiettivi ambiziosi e gli sforzi richiesti dall’Europa per giungere a una transizione verde, da qui al 2030, devono necessariamente essere accompagnati da alternative produttive innovative e da risorse adeguate al nuovo modello di sviluppo. Questa la posizione di Cia-Agricoltori Italiani in occasione della pubblicazione della Strategia “Farm to Fork” e della Strategia sulla Biodiversità. “Anche durante questa fase emergenziale, osserva la Cia-Agricoltori Italiani, è stata dimostrata l’importanza di avere una Politica agricola comune a tutti gli Stati membri, in grado di garantire approvvigionamenti nel mercato interno e cibo sano e di qualità. La Pac, quindi, dovrà essere dotata di congrui finanziamenti, così come ci dovranno essere risorse appropriate per l’agricoltura anche nel Piano di rilancio dell’Europa. L’emergenza vissuta in questi mesi ha dimostrato ancora una volta la centralità del sistema produttivo agricolo e la necessità di fare in modo che l’Unione Europea possa continuare ad assicurare un adeguato livello produttivo e diminuire la dipendenza dall’import per rispondere alle esigenze di sicurezza alimentare di tutti i consumatori europei. Preoccupano i target che propone la Commissione, a partire dalla diminuzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030, anche perché non sono accompagnati da una valutazione d'impatto sul sistema produttivo. Per non mettere a rischio la competitività del settore che si è rivelato strategico, la transizione verso un’agricoltura più verde deve tener conto delle tempistiche dei processi produttivi, così come del progresso scientifico e tecnologico. Bisogna quindi garantire agli agricoltori europei, conclude la Cia-Agricoltori Italiani, strumenti alternativi per continuare a produrre, per contrastare i cambiamenti climatici così come nuovi parassiti e malattie, e allo stesso tempo rimanere competitivi e mantenere un adeguato livello di produzione in tutta Europa.

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