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Guerra dei dazi, la Cina reagisce al proibizionismo di Donald Trump con super dazi su 128 prodotti made in Usa, pari a 3 miliardi di euro. Per Coldiretti è occasione di crescita del made in Italy enoico in Cina: nel 2017 export a 130 milioni di euro

La guerra dei dazi continua, una volta chiarita l’intenzione del presidente statunitense Donald Trump di non coinvolgere l’Europa nella sua politica “America First” e quindi l’entrata in vigore di super dazi sulle esportazioni di prodotti europei negli Stati Uniti, l’Italia e il mondo del made in Italy ha tirato un sospiro di sollievo. Diverso è il clima con la Cina che, in risposta alla “mossa protezionistica” decisa dal presidente Trump su acciaio e alluminio, ha posto su 128 prodotti made in Usa dei super dazi, tra i quali carne di maiale, vino e frutta, per un totale di 3 miliardi di dollari. In questo clima di tensione internazionale potrebbe essere proprio il made in Italy a guadagnarci, in particolare il settore enoico: secondo le elaborazioni dei dati Istat da parte della Coldiretti, nel 2017 le esportazioni di vino italiano verso la Cina hanno raggiunto i 130 milioni di euro, con una crescita sul 2016 del 29%. Gli Stati Uniti, sottolinea la Coldiretti, nello stesso anno hanno esportato in Cina vino per un valore totale di 70 milioni di euro, in aumento del 33% nel 2017, collocandosi così al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi la Cina, precisa la Coldiretti, è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo (è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi). Un mercato dunque strategico per i viticoltori italiani. In realtà, sostiene la Coldiretti, l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentare apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale anche con il rischio di anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni. Una situazione che, conclude la Coldiretti, va attentamente monitorata per verificare l’opportunità di attivare, nel caso di necessità, misure di intervento straordinarie.

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