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UN SECOLO DI STORIA

I 100 anni di Nino Franco: tra le colline di Valdobbiadene il Prosecco è un vino “serio”

Primo Franco: “difficile predire il futuro, il momento è difficile, ma abbandonare il nome Prosecco dopo tanto lavoro sarebbe una follia”

Una storia lunga cento anni, trascorsi interamente tra le colline patrimonio dell’umanità: è quella della Nino Franco, sinonimo di Prosecco di Valdobbiadene dal 1919, che ha attraversato quattro generazioni, Antonio, Nino, Primo e Silvia, sempre sotto il segno della qualità, capace di innalzare le bollicine venete ad un livello diverso da quello a cui la narrazione degli ultimi anni ci ha abituato, fino alle vette dei vini più grandi, capaci di invecchiare e sorprendere, ma anche di conquistare la critica. Come racconta, nel bicchiere, la degustazione “emozionale” dei vini che hanno segnato questo percorso nei festeggiamenti dei cento anni, insieme al libro “Prosecco way of life”, edito da Cinquesensi, scritto da Primo Franco “per condividere riflessioni, ricordi e proponimenti”, alle spalle 50 anni nell’azienda che ha modernizzato escludendo tutti i vitigni che non si identificano con il territorio, rinnovando gli impianti, ripensando le tecniche e aggiornando l’immagine del marchio e delle etichette.
Nei calici la storia della Nino Franco e quella della denominazione Valdobbiadene Conegliano Prosecco Superiore Docg. Il Cartizze 1947, ben 72 anni di piacevolezza sorprendente; il Prosecco 1955, ispirazione per il Prosecco “Primo Franco”, nato nel 1983, il primo a riportare in etichetta il millesimo e la firma del produttore. Ed ancora il Prosecco di Valdobbiadene doc secco 1986, naso “minerale” e grande complessità; il Grave di Stecca “abboccato” 1991 e quello “secco” 2007 intervallati dal brut Rive di San Floriano 2000, fragranza matura di frutti bianchi e pienezza in bocca; dulcis in fundo, il floreale Prosecco Nodi 2018 “spillato” per l’occasione.
“Abbiamo ritrovato alcune di queste bottiglie quando abbiamo restaurato la cantina - ha esordito Primo Franco a WineNews - e non ne esistono più. Non c’era tutta la tecnologia odierna, eppure ci stupiscono nel bicchiere”. In mezzo ai vini di Valdobbiadene degli “intrusi”, un Recioto del 1961, godibilissimo, e un Amarone del 1967, una testimonianza storica “degli scambi di cultura e vino tra le famiglie di négociant come la nostra - ha ricordato -. In primavera, il lunedì dell’Angelo, si andava in Valpolicella e si scambiavano i vini in damigiana! Una volta c’erano i vini “alimento” e poi quelli da bere con gli amici di cui questi facevano parte”.
Cento anni dalla fondazione, una continuità garantita dall’ingresso in azienda della figlia Silvia ad affiancare i genitori Primo e Annalisa, e un futuro “da difendere”. “È difficile predire il futuro - ha raccontato Primo Franco - perché i tempi sono complicati. Abbiamo fatto un grande lavoro, ma spesso ci troviamo i bastoni tra le ruote. Vent’anni fa servivamo Pinchiorri, la Locanda dell’Angelo, Marchesi, Santin. In carta, insieme allo Champagne, al Franciacorta, che allora stava nascendo, c’era il Prosecco Nino Franco. Oggi il nostro vino è nei grandi ristoranti del mondo, ma facciamo fatica a posizionarlo nei grandi ristoranti italiani, che sono gli ambasciatori del made in Italy. A me piacerebbe ci fossero perché solo in questo modo riusciremmo a dare alla fatica e al lavoro che facciamo in a cima queste colline la dignità che si meritano. Viaggio il mondo, vedo quello che siamo e ci confronto con gli altri: in Italia ultimamente la gente vive più per far vedere che per essere. Stiamo perdendo la sostanza delle cose in un campo molto ampio e anche nei confronti del vino”.
E a proposito del futuro Primo Franco ha ribadito la sua contrarietà all’abbandono del nome “Prosecco” dalle etichette degli spumanti Docg lasciando soltanto quello del territorio Valdobbiadene o Conegliano, cosa peraltro già permessa dal disciplinare e adottata da alcune aziende (https://winenews.it/it/prosecco-o-non-prosecco-nel-futuro-della-docg-di-conegliano-e-valdobbiadene-parlano-i-produttori_398945/). “Sarebbe follia distruggere il lavoro fatto in tanti anni - ha sottolineato nell’intervista a Winenews - per ricominciare daccapo con dispendio economico e di energie, per poi avere comunque a Valdobbiadene grosse aziende che producono questo e quel Prosecco e comunque lo venderebbero come tale. Per non dire della difficoltà di pronuncia all’estero dei nomi Valdobbiadene e Conegliano. Non è questa la soluzione, ma fare sinergia tra aziende che fanno eccellenza, prendere a valigia e andare a raccontare il nostro prodotto all’estero. Le piccole aziende non possono comunicare che attraverso le persone. Dovremmo metterci insieme in 4-5 aziende e comunicare che siamo i più bravi. Le anticipo una notizia: nella top 100 di Wine Enthusiast 2019 il nostro Nino Franco Rustico è il numero uno. In questa classifica non si arriva in cima “solo” per la qualità, ma per la “consistency” dell’azienda, un insieme di parametri, dalla storicità alla reperibilità, dal territorio di produzione al rapporto qualità/prezzo. E io domani dovrei andare a dire a Francesco Grosso, il sommelier del Marea, il più buon ristorante di pesce di New York, due stelle Michelin: “guarda Francesco non devi più parlare di Prosecco, ma di Valdobbiadene Docg?”.

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