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I Viaggi Di Repubblica

Calici in alto - Marche, il territorio in bottiglia ... Si continua a ragionare degli autoctoni come la leva per una nuova offensiva del vino italiano sui mercati internazionali. Il “nuovo mondo vinicolo” (dagli Usa all’Australia) ha meno regole e punta sull’immediatezza. Loro vendono cabernet, sauvignon e in etichetta non hanno tanti fronzoli e in campo e in cantina ancor meno limiti. Noi della Vecchia Europa così ingabbiati nelle Doc (ma è una gabbia benedetta) abbiamo meno spazi di manovra e dobbiamo vendere il rapporto vino-territorio. Dunque dagli autoctoni viene una buona spinta a rendere percepibile, anche a consumatori meno attenti, la qualità del vino e la identità del territorio. Proprio su questa scommessa si è fondata la rinascita dei vini delle Marche che ormai hanno conquistato stabilmente un posto al sole tra le bottiglie di punta made in Italy. Si è partiti dal Verdicchio - un bianco che davvero merita tutte le possibili attenzioni - per poi passare alla qualificazione del Rosso Conero (ha ottenuto di recente dal Docg) declinazione di classe del vitigno Montepulciano, e ora anche vitigni minori come la Lacrima di Morro o la Malvasia nera tra i rossi e la Passerina e il Pecorino tra i bianchi ottengono nuova attenzione. Tra le tante cantine marchigiane che con ostinazione e serietà hanno perseguito questa strada certo va segnalata la Umani Ronchi della famiglia Bernetti che è in prepotente ascesa qualitativa. E ha fatto degli autoctoni la sua vera essenza. Troverete tutti i vini di misurata potenza e di classe.

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