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I Viaggi Di Repubblica

Il rosso del Bruciato. Dal mare alle colline, l’oasi naturalistica di Allegra Antinori … Degustare i vini in cantina abbinandoli a lardo, guanciale, salame e pane prodotti sul posto. Allegra Antinori, giovane rampolla del marchese Piero Antinori, ci tiene ad accogliere gli ospiti sotto la pergola di vite offrendo i prodotti della “sua” terra, la Tenuta Guado al Tasso, un tempo chiamata Fattoria Belvedere, dove già il nonno Niccolò produceva vino.

Mille ettari di cui trecento vitali, a due passi dall’oasi naturalistica di Bolgheri in Maremma, ribattezzata “anfiteatro bolgherese”: i terreni vanno dal mare fino alle pendici delle colline, offrendo una vista che spazia dalle dune della spiaggia alla macchia verde fino alla palude, a ricordare che è grazie alle bonifiche che oggi in questa pianura si coltivano grano, girasole, pomodori, e ulivi. Qui c’è anche il vivaio per le barbatelle da usare in tutti i vigneti Antinori. A spasso col calesse, tra le stradine bianche, si aprono scorci di castelli, torri di guardia e casolari.

Finché si arriva alla Macchia del Bruciato, un angolo selvaggio dove i maialini di cinta senese vivono allo stato semibrado tra lecci, pini, cerri, mirti e ligustri. Bruciato è anche il nome del rosso Bolgheri Doc, Blend di Cabeenet Sauvignon, Merlot, Syrah e altre varietà rosse, l’etichetta di fascia intermedia dell’azienda, mentre Guado al Tasso è il rissi di punta della cantina, un Bolgheri Superiore raffinato in barrique.

Di fronte ai maialini razzolano i polli: la razza livornese a fianco dei polli di Bresse, quelli con la zampa scura, importati dalla Francia. Dalla convivenza è nata una terza specie, ibrida. La porta d’ingresso alla tenuta è un lungo viale di pini che conduce verso l’antico casolare, che sovrasta la moderna cantina: oggi è stato trasformato in foresteria, con un mulino e un forno per fare il pane. E uno spaccio dove si spingono i turisti, richiamati dalle salse di pomodoro della Macchia, i salumi e i vini.

La parola al viticoltore

Il Rosé era il vino che produceva mio nonno Niccolò. Lui e Mario Incisa della Rocchetta hanno dato il via alla rivoluzione che ha trasformato la Maremma in un territorio ad alta vocazione di qualità vinicola. Era il “Rosé Antinori” il vino di punta prima che il Sassicaia, creato da Incosa della Rocchetta nel 1962 inaugurasse una nuova generazione di grandi vini rossi, seguito dall’Ornellaia, creato dallo zio Lodovico e da Guado al Tasso, prodotto da mio padre. Il Super Tuscan che hanno fatto conoscere la Maremma in tutto il mondo. Ho voluto continuare anche con il rosé cercando di farne un vino accessibile, come il Fermentino, di facile approccio, capace di conservare alcuni tratti caratteristici - il colore intenso, il bouquet tipico - di questo angolo della Toscana dove la vendemmia si fa con alcune settimane di anticipo (Allegra Antinori).

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