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IL FUTURO IN VIGNA

I vitigni resistenti “usano” la metà di rame e zolfo dei convenzionali, e nessun prodotto di sintesi

A dirlo un’indagine riportata da “L’Informatore Agrario”. Ma la normativa Ue che li considera alla stregua degli Ogm, ne frena lo sviluppo
AGROFARMACI, DE CASTRO, DNA, INFORMATORE AGRARIO, OGM, PEZZOTTI, UE, VITIGNI RESISTENTI, Italia
Vitigni resistenti migliori dei convenzionali per la riduzione degli agrofarmaci

Più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici, i nuovi vitigni “figli” della genetica applicata, sono più performanti anche sul fronte del minor uso degli agrofarmaci. Per difendere un vigneto fatto di vitigni resistenti, infatti, si impiegano 0,85 chili per ettaro di rame, 16 di zolfo, 40 litri di gasolio e zero prodotti sintesi.
Meno della metà rispetto al vigneto convenzionale, per il quale sono stati utilizzati 1,6 chili per ettaro di rame, 32 di zolfo, 140 litri di gasolio e 24 chili di prodotti sintesi. Emerge dall’indagine riportata da “L’Informatore Agrario”, realizzata nel Trevigiano su vigneti in areale di collina a medio rischio nel 2018.

Una tendenza “ecologica”, quella dei vitigni resistenti, che in diversi parametri fa 4 volte meglio anche di quelli biologici, che hanno richiesto 4 chili per ettaro di rame, 59 di zolfo, 220 litri di gasolio e zero prodotti sintesi.
Dati messi nero su bianco, e riportati in un un confronto sulle nuove tecniche di miglioramento genetico tra il presidente della Siga - Società Italiana di Genetica Agraria, Mario Pezzotti, e l’europarlamentare Paolo De Castro, in cui si sottolinea come, pur trattandosi di una cosa completamente diversa, stando al quadro legislativo europeo attuale, le nuove tecnologie di miglioramento genetico sono considerate alla stregua degli Ogm, e quindi risentono di un assetto normativo che ne impedisce di fatto lo sviluppo.

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