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TUTELA MADE IN ITALY

Il Consorzio Primitivo di Manduria sventa due tentativi di utilizzo improprio di “primitivo”

Due cantine, una in Francia e una in Germania, volevano usare il termine in etichetta. Il presidente di Maggio: “investiremo sul marchio collettivo”
CONSORZIO DI TUTELA DEL PRIMITIVO DI MANDURIA, Italia
Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria contro l’uso improprio della parola “primitivo”

Quello dell’italian sounding è una piaga che danneggia enormemente il made in Italy agroalimentare. Ma quando si pensa a questo fenomeno, non bisogna immaginarsi solo prodotti dozzinali sugli scaffali del supermercato, con nomi improbabili, che richiamano, spesso anche goffamente, piatti o prodotti tricolori: spesso, si tratta dell’uso improprio di certi termini. Un esempio lampante sono le due ultime vittorie del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, che ha bloccato, in Francia e in Germania, uno dei maggiori mercati di riferimento che assorbe il 30% dell’export, due marchi ingannevoli. Nella zona della Champagne, infatti, c’era una cantina che voleva usare il nome “primitivo” sulla loro etichetta, cosa successa anche in Germania, dove un grosso imbottigliatore di spumante voleva usare impropriamente il temine primitivo.
“Con il Consiglio di Amministrazione abbiamo implementato l’attività di tutela nei mercati internazionali - dichiara Mauro di Maggio, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria - anche perché il Primitivo di Manduria è un vino che affascina moltissimo l’estero ed è proprio nei paesi esteri che si riscontra il maggior numero di quelle che rappresentano autentiche frodi per i consumatori e un danno per i nostri produttori. Questa densità di imitazione è certamente legata al fatto che sta crescendo l’attenzione verso il nostro prodotto: in ogni caso le azioni messe in atto confermano che il nostro sistema di tutela funziona bene. Tra gli strumenti in atto per il 2020 - conclude di Maggio - siamo in procinto di investire sul marchio collettivo, ovvero quel sigillo che consente una protezione anche in quei Paesi dove non riconoscono le denominazioni e che garantisce qualità, area di produzione e l’esistenza di un sistema di controllo strutturato e organizzato”.

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