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Il Corriere Vinicolo

Il cavallo di Troia … Con enfasi MiWine ha annunciato prima l’arrivo degli australiani nella capitale lombarda, “dieci cantine ben note agli appassionati e in parte già distribuite in Italia” poi l’accordo con l’Iberwine di Madrid. Sulla base di questa intesa, si legge in un comunicato stampa, “si sono stabilite azioni di promozione reciproca nel settore dei vini e dei distillati di qualità, con lo scopo di promuovere la partecipazione di espositori iberici e latinoamericani al salone di Milano, e nello stesso tempo, la partecipazione di quelli italiani al salone madrileno”. Crediamo possa rappresentare un utile esercizio andare a vedere da vicino chi sono questi due partner. Dell’Australia si sa già parecchio, ad esempio è ben nota la crescita esponenziale delle sue esportazioni nel mondo, anche in quei mercati storicamente di riferimento per i nostri produttori e in quelli potenzialmente di grande interesse quale la Cina. Non a caso è già stato definito un piano strategico che si svilupperà in tre anni per promuovere la vendita dei vini australiani in questo mercato emergente, con particolare riferimento ai vitigni più apprezzati dai cinesi. Dell’Australia sono conosciute inoltre sia le capacità organizzative nel pianificare strategie di marketing di lungo respiro, sia l’efficacia comunicazionale. Dalla Spagna, Paese a noi vicino, stranamente si sa meno, o comunque non si dà adeguato rilievo a certi numeri: vedi le esportazioni, che la incoronano come leader mondiale 2004 dei Paesi fornitori con oltre 14,5 milioni di ettolitri di vino esportati nel mondo, pari a una crescita del 13% sull’anno precedente. E’ bene precisare che solo nel 200 le esportazioni iberiche di vino non raggiungevano neanche la soglia dei 10 milioni di ettolitri. Il netto guadagno del vino spagnolo in Francia e Germania ha coinciso con la rapida erosione della quota di mercato che in questi due Paesi era prima appannaggio dell’Italia. Non solo, le esportazioni iberiche sono anche aumentate alla volta dei nostri confini nazionali. Senza contare poi che il vigneto di questo Paese ha ampi margini di modernizzazione e ciò significa rese più elevate. L’accordo con Madrid prevede inoltre la presenza di produttori latinoamericani, quindi cileni, argentini, ecc…
Ci chiediamo se tutto ciò possa costituire un fattore realmente positivo per il mondo del vino italiano e quali vantaggi possano trarne i nostri produttori. Certo, il concetto di globalizzazione è ormai familiare a chiunque e siamo consapevoli della necessità di doversi confrontare in un mercato mondializzato ove ogni confine e barriera appaiono anacronistici, ma invitare ringraziandoli proprio i nostri “migliori” competitors forse è eccessivo. Sarebbe più logico enfatizzare l’arrivo di buyers e non tanto di produttori esteri, certamente utili alla rassegna ma non al nostro comparto. Non vorremo che certi accordi si trasformassero in una storia ben nota, quella di un certo cavallo di legno che una volta fatto entrare in città…

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