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Il Giornale

La scommessa Montepulciano - Il brutto anatroccolo toscano vuole finalmente diventare cigno - A volte, è meglio ribadire il noto (che comunque è impossibile lo sia a tutti) che dare qualcosa per scontato. Nel mondo del vino ad esempio quando si parla di Montepulciano bisogna semrpe intendersi: Abruzzo o Toscana? In vista dell’Adriatico abbiamo l’uva Montepulciano e il vino Montepulciano d’Abruzzo che nulla hanno da spartire con il comune senese di Montepulciano nella cui area viene prodotto, con uve Sangiovese, il Vino Nobile di Montepulciano. Però è pure vero che un tempo il vitigno Montepulciano era sinonimo di Sangiovese, un erroraccio pari quelli che credono che il Barolo nasca da uve barolo.

Decaduti – In Italia lo sono un po’ tutti i nobili, solo che questo, pieno di corpo alcolico, si sta impegnando per non esserlo più. Il vino Nobile pare debba il suo nome al fatto che nell’antichità le uve migliori, quelle coltivate in collina, venivano riservate a un prodotto di qualità superiore, dal prezzo elevato, alla portata solo di mercanti e famiglie nobili. In fondo è quanto accade ancora oggi con il base e la Riserva, solo che allora le distanze tra ricchi e poveri erano quasi impossibili da colmare, da qui l’appellativo patrizio giunto fino a noi.

Tappe – Il Nobile è giunto fino a noi attraverso un Doc datato 1966, quando era un rosso di basso prezzo e scarsa qualità, e una Docg conseguita nel 1980, prima assoluta in commercio, che i più hanno considerato un traguardo e i migliori un punto di partenza. Di certo in questo comune in equilibrio tra Val d’Orcia e Val di Chiana, nei secoli che furono più fiorentino che senese nonostante Siena disti 65 km e Firenze 120, avrebbe bisogno di darsi una regolata a livello di proposta turistico ricettiva, altrimenti è puro masochismo lamentarsi per lo strapotere mediatico di Montalcino. Un esempio per tutti: la cena di gala (ottimi solo i vini, dimenticabilissimo il resto) si è tenuta in un’insegna di Chiusi, e l’indomani l’applaudita anteprima delle annate 2001 e 2000 (la seconda in versione Riserva) alle terme di Chianciano. Troppi problemi in passato per insistere con la città del Nobile, ma vi immaginate l’Inter che si allena a Milanello per impraticabilità della Pinetina? Offensivo solo a immaginarlo.

Presentazioni – Ogni febbraio sono tre e quella del Nobile è preceduta da quella del Chianti a Firenze e a sua volta precede la festa del Brunello a Montalcino che, come sono solite fare le belle donne, si fa attendere e desiderare di più. Il Nobile non ha mai consciuto i fasti planetari del Chianti, che se mai torneranno sarà in un domani ancora molto lontano, nè l’aristocratico splendore del Brunello che, a differenza del Chianti, non è mai stato un vinello da bisboccia. Si può dire che il Chianti il suo meglio lo ha alle spalle, il Brunello lo sta vivendo (e non da stamattina) e il Nobile può solo viverlo in un futuro che mi auguro prossimo ...

Consorzio – Quello del Nobile ha il suo dinamico presidente in Alamanno Contucci, la cui famiglia sta al vino di Montepulciano, come i Biondi Santi stanno al Brunello. Duecentoventidue i soci, 57 dei quali imbottigliatori, su un totale di trecentouno ...

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