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Il Giornale

Frode e falso, nei guai l’azienda vinicola Frescobaldi… Nel mirino dei giudici alcune denominazioni «Igt», «Doc» e «Docg». Sequestrate intere annate di prodotto. La società. «Nulla da nascondere».
Frode in commercio e falso in atto pubblico: sono queste le accuse che hanno portato all’iscrizione di dodici persone sul registro degli indagati, tra le quali, Leonardo, Vittorio e Lamberto Frescobaldi, vertici dell’omonima azienda vitivinicola famosa in tutto il mondo. Il colosso mondiale della produzione vinicola è accusato dalla Procura di Firenze di certificare senza i requisiti previsti, parte del prodotto con le dominazioni «Doc», «Docg» e «Igt». Per questo motivo tre giorni fa i finanzieri del Nucleo regionale di polizia tributaria, coordinati dal pm Gianni Tei, hanno eseguito trentadue perquisizioni in tutta Italia ad altrettanti soggetti. Alla fine del blitz le Fiamme Gialle hanno sequestrato, a scopo preventivo, quasi cinquecentomila litri di vino rosso. Gli investigatori, che hanno sequestrato una serie di documenti in particolare bolle di accompagnamento relative al flusso e alla produzione dei vigneti dell’azienda, riguardano annate che vanno dal 1999 al 2003 all’interno della fattoria «I Castiglioni». Il legale della famiglia Frescobaldi, l’avvocato del Foro di Firenze Nino d’Avirro, ha spiegato di avere massima fiducia nella magistratura precisando che dimostreremo che la produzione dei vini è assolutamente regolare. La novità ha destato scalpore in Toscana dove il nome Frescobaldi è protagonista da generazioni del successo dell’immagine di Firenze nel mondo.
L’inchiesta è nata qualche mese fa quando i finanzieri – durante un controllo di routine - hanno scoperto una serie di documenti all’interno della Fattoria «I Castiglioni». Documenti che ha detta degli inquirenti dimostravano e dimostrano tuttora una sorta di contabilità parallela. Per la Procura l’indagine è alle battute iniziali e del resto, come ricorda lo stesso pm Tei, l’iscrizione sul registro degli indagati è un atto dovuto. La Procura sostiene tuttavia che i conferimenti delle uve toscane sarebbero state maggiorate ad arte rispetto alla realtà.
Letta in prospettiva questa documentazione, sempre secondo gli inquirenti, proverebbe anche un altro nesso: ai conferimenti maggiorati di uve toscane corrisponderebbero maggiori e reali conferimenti di uve pugliesi, che invece sono stati dichiarate solo in parte.
Al centro delle indagini della finanza vi sono presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini. Ecco, proprio questa documentazione sarebbe alla base dell’iscrizione sul registro degli indagati dei tre Frescobaldi, di Riccardo Morandi (fattore e responsabile della fattoria Castiglioni») e dell’enologo Niccolò d’Afflitto, oltre ad altre otto persone (compreso un trasportatore che, a detta dell’accusa avrebbe compilato documenti di trasporto fasulli.
Proprio questa documentazione parallela ha portato gli inquirenti a ipotizzare che i vini prodotti dal 1999 al 2003 nelle tenute di Montespertoli, Le Sieci, Bolgheri e Pontassieve non siano in regola con le denominazioni di qualità. Il vino è comunque di ottima qualità, ma non rientrerebbe nelle rigide indicazioni dei disciplinati.
Qualche esempio, facendo un riscontro tra le fatture della vendemmia 1999 tra uva dichiarata totale e uva reale ed accertata totale, per la Procura, esisterebbe una produzione sospetta di «Igt» e «Chianti» di oltre milleseicento tonnellate di vino, di cui oltre mille tonnellate sarebbero state prodotte con uve considerate non idonee. Lo stesso meccanismo sarebbe stato seguito anche per la vendemmia 2000: in questo caso i numeri sarebbero più o meno gli stessi. Lo screening è certosino: dopo aver studiato e analizzato anche le vendemmie del 2001 e 2002, si arriva infine a quella più recente. Nella vendemmia 2003, per la Procura esisterebbe una produzione sospetta di circa mille tonnellate, dato che il vino sarebbe prodotto per oltre milleseicento tonnellate con uve non idonee. Viene usato poi per confezionare bottiglie che portano sempre secondo l’accusa, etichette ben precise.

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