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Il Giornale

Il vino tra sogni e timori ... Il Vinexpo di Bordeaux, dopo gli entusiasmi del Vinitaly, ha gelato tutti. Anche Parker, guru dei ricchi, si converte alle bottiglie che costano poco... Il cielo sopra Bordeaux è azzurro. Sulla terra, invece, la situazione è più bigia. Nella capitale del vino francese è appena terminato il 15° Vinexpo. Gli umori del commercio mondiale tendono al ribasso, purtroppo. I consumi languono. Soffrono in qualsiasi mercato le bottiglie di gran pregio e i bottiglioni senza marca; tiene il vino medio. Ma i dati sulle scelte del consumatore sono sempre confusi. Intanto il guru americano della critica enologica, Robert Parker, che ha fatto in questi anni il gloria o il de profundis di tante etichette dai 50 dollari in su, sta per sfornare un testo che, secondo i curatori, “segnerà il mercato dei prossimi 5 anni”, dedicato ai grandi vini che costano meno di 25 dollari. Pubblicazione sintomatica, in linea con l’austerity auspicata dal presidente Obama. Le vendite negli Usa, paradiso del nostro export, si sono dimezzate nella fascia sopra i 20 dollari.
Eppure, il consumo nel mondo continua a crescere, parola del direttore generale dì Vinexpo, Robert Beynat, che ci ha dettato la ricetta da prescrivere ai produttori vinicoli italiani: 1. siate ottimisti perché il business è in espansione, lo dicono numerosi studi; 2. non temiate la concorrenza, ad esempio la Cina che comincia a imbottigliare parecchio, e ricordate la lezione americana: più vino si auto-producono i nuovi Paesi, più ne bevono anche del nostro; 3. siate grandi, aggregatevi, perché la distribuzione si sta concentrando e i piccoli non hanno voce in capitolo.
Dopo aver vissuto ad aprile un entusiasmante Vinitaly di Verona, che per il vino italiano è stata un’iniezione di adrenalina, qui al Vinexpo, negli ampi corridoi non sempre colmi, sui volti dei connazionali è tornato il grigiore di inizio d’anno. Il ritornello è “nulla sarà più come prima, le aziende devono organizzarsi”, anche se le opinioni dei nostri produttori sono contrastanti, con i due estremi di Angelo Gaja (“Sono ottimista, noi piemontesi siamo solidi, possiamo permetterci di fare un po’ di stock”.) e di Emilio Pedron del Gruppo Italiano Vini (“L’Italia è in pericolo, le nuove regole comunitarie uccidono le Doc e ci fanno seguire un modello come quello australiano già in crisi, Parlando di Vinexpo, incontriamo i nostri importatori che ormai vediamo sempre e ovunque”). Tornando al consumo, quali i trend? Il Prosecco non rallenta la sua ascesa, bollicine facili, al passo coi tempi. Così anche i rosati, che secondo un manifesto molto visto a Bordeaux - sono nati in Provenza”, ma di cui anche noi abbondiamo, con lunghe tradizioni (si pensi alla Puglia, al Bardolino...). Tra i vini top, veleggia bene l’Amarone, per la difesa del quale è stata appena fondata un’associazione di grandi firme, da Allegrini a Zenato, passando per Masi.
Comunque, come dice il direttore Beynat non dobbiamo avere paura della competizione. E come abbiamo combattuto nel complesso qui a Bordeaux? Tra noi possiamo dircelo: maluccio. Dispersivi e un po’ sciatti. Fortunatamente l’Ice, Istituto commercio estero, ha organizzato una buona
collettiva, visibile, con 90 espositori e 16 seminali affascinanti e ben frequentati. Poi c’erano alcuni stand regionali non sempre charming. Poi gli indipendenti, aziende che potevano permettersi una casa tutta loro. Infine c’era Italissima, una tensostruttura bianca di fronte alla fiera, allestita nel giardino di un albergo da una società privata (alla quale pare che Vinexpo farà causa). Sotto il tendone si presentavano nomi davvero prestigiosi, selezionati dai noti giornalisti francesi Desseauve & Bettane, in un ambiente fané con postazioni scure delimitate da paretine marron riesumate dagli anni Ottanta. E una sala attigua, egualmente triste, dove organizzavano degustazioni di grandi vini. Sostanza dieci, immagine zero. Media: cinque.

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