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Il Giorno / Il Resto Del Carlino / La Nazione

Mario Guidi, presidente Confagricoltura: “Ci sentiamo bistrattati Per i coltivatori solo tasse” ... “Da questo decreto per le imprese agricole tante tasse e niente sviluppo”. E deluso il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, dal decreto Salva Italia. “Non ci sottraiamo come mondo agricolo al risanamento dei conti e al rilancio del Paese, ma non si può accettare di essere esclusi dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici e al tempo stesso veder aumentare in maniera esponenziale gli oneri fiscali, tributari e contributivi. L’impressione è che sia stata trascurata la specificità del settore agricolo”.

Andiamo con ordine: la batosta?

“L’incremento della base imponibile ai fui Imu, assieme alle nuove tasse sui fabbricati rurali, comporta incrementi di tassazione dal 100 per cento sino a valori assurdi del 400 per cento. Il nostro centro studi ha elaborato dati su aziende reali: un’azienda a seminativo di 50 ettari con quattro fabbricati rurali, che attualmente versa un’Ici sui soli terreni di circa 2.200 euro, passerebbe a oltre 8.600 euro. Un aumento che supera i 6.400 euro, su un reddito aziendale presunto di 20mila euro. Così si chiude, si crea solo povertà”.

Poi i contributi previdenziali...

“È accettabile l’incremento del 2% a carico degli autonomi e anche sulla riforma pensionistica abbiamo un approccio positivo purché vada di pari passo con la riforma del mercato del lavoro, peraltro promessa dal ministro Fornero. Consentire la flessibilità in fino a 70 anni è buona idea, ma nel nostro settore caratterizzato da mansioni molto usuranti bisogna agevolare chi vuole uscire prima”.

Capitolo sviluppo: il ministro Passero ha citato espressamente l’agroalimentare...

“Apprezziamo il riferimento di Passera sull’internazionalizzazione e diciamo sì alla “rinascita” dell’Ice in vesti rinnovate e più efficienti. Però constatiamo che gli incentivi allo sviluppo ipotizzati nel decreto salva-Italia non sono applicabili ai sistemi agricoli. La deduzione Irap, che condividiamo perché valorizza il lavoro e gli investimenti, così com’è non è applicabile al nostro settore: occorre introdurre una norma specifica. Poi gli aiuti alla crescita economica delle imprese non si applicano alla stragrande maggioranza delle aziende agricole che sono già patrimonializzate per l’alto valore dei terreni”.

Qualcuno dirà: i soli agricoltori dal lamento facile...

“Ripeto: non ci sottraiamo a dare tutto il possibile contributo al risanamento dei conti pubblici, ma nemmeno vogliamo chiudere le nostre aziende. L’agricoltura, già penalizzata dalla crisi congiunturale, non può essere cornuta e bastonata. Niente incentivi allo sviluppo e sull’altro piatto una grandinata fiscale: il combinato disposto della rivalutazione degli estimi catastali dei terreni (con un incremento circa del 60%) e l’arrivo della nuova Imu sui fabbricati rurali, dimenticando che per noi sono mezzi di produzione, si configura come una vera e propria patrimoniale mascherata. E francamente troppo”.

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