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Il Mattino

Vendemmia scarsa: le sorprese positiveverranno solo dal Sud ... Ogni previsione al ribasso era ottimista. La vendemmia 2002 è stata la più scarsa dal 1950 ad oggi e alla fine delle operazioni in cantina non saranno prodotti in Italia più di 47 milioni di ettolitri di vino. È quanto emerge dal rapporto presentato ieri dall’Assoenologi nella conferenza stampa organizzata da Veronafiere e dall’Ice. Si tratta di dati definitivi assolutamente attendibili: nel corso degli ultimi anni non si sono mai discostati più dell’1,5 per cento da quelli forniti dall’Istat che però li elabora molto più in ritardo, quasi a ridosso della vendemmia successiva. Il calo rispetto allo 2001 è del 20% mentre ad agosto si era ipotizzato solo un 10% in meno. Cosa è successo? «Il miracolo di settembre non c’è stato - ha detto il presidente di Assoenologi Giuseppe Martelli - e quindi i livelli qualitativi sono aumentati ma senza raggiungere picchi di eccellenza. Quella del 2002 rimane pertanto una stagione duramente provata dal maltempo. Un discorso a parte va fatto per Campania, Sicilia, Sardegna dove non è escluso che uve come aglianico, nero d’Avola e cannonau possano dare sorprese a cinque stelle». Trovano così conferma ufficiale i sospiri di sollievo delle aziende campane impegnate nella produzione di vitigni a vendemmia tardiva: da Rotolo e De Conciliis nel Cilento a Caggiano a Taurasi, da Fontana Galardi a Sessa Aurunca agli stessi Feudi la risposta è sempre la stessa: «Stiamo recuperando, i risultati dell’aglianico e del fiano saranno sicuramente positivi». Dando uno sguardo alla tabella si vede che la Campania e l’Abruzzo sono le uniche regioni a mantenere lo stesso standard produttivo dello scorso anno. La situazione è invece molto grave al Centro e al Nord. Basti pensare che la Biondi Santi, l’azienda che oltre un secolo fa ha «inventato» il Brunello, quest’anno non produrrà il famoso millesimo della Tenuta Il Greppo: uscirà solo un rosso di Montalcino «speciale». Per evitare questo disastro sarebbero bastate qualche giornata di sole in più e un po’ meno pioggia a settembre. «Non siamo di fronte ad un’annata da dimenticare - sostiene Martelli - ma certamente non ci sarà un millesimo da conservare. La qualità è alquanto eterogenea, non solo in una stessa regione, ma addirittura in una stessa zona. Il sufficiente si scontra con l’ottimo e il mediocre con l’eccellente. Complessivamente la vendemmia 2002 può essere considerata buona, ma con scarsissime punte di ottimo e molte di medio». Quest’anno pazzo, dove in Piemonte ci sono stati solo 5 millimetri di pioggia contro le media di 75, ha avuto anche un riflesso sul mercato. Le contrattazioni di fine agosto mettevano in evidenza un deciso incremento del prezzo all’ingrosso delle uve precoci e dei relativi vini già allora attestato tra il 15 e il 30% in più a seconda delle zone e delle varietà con punte anche del 40%. In questi giorni gli scambi fanno registrare un aumento molto forte dei prezzi all’ingrosso per tutti i vini con una forbice compresa tra il 10 e il 30%. E, attenzione, per la prima volta dopo diversi anni di ribasso, riprende quota anche il mercato del vino da tavola in generale e del bianco in particolare. Gelo, caldo, grandinate, siccità, nubifragi, 30 gradi a Piazza Duomo il 30 marzo, piogge persistenti ad agosto: stavolta non è un luogo comune, è stato proprio un anno pazzo. Forse un necessario richiamo ai tempi e ai ritmi della terra dopo anni di euforia, quattro per l’esattezza, durante i quali ogni vendemmia era annunciata come quella del secolo.

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