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Il Mattino

Tra i vigneti cresce il business … Immaginate di aver comprato nel 1995 una bottiglia di Montevetrano ’93 pagandola all’incirca 30.000 lire. Se per caso avete resistito alla tentazione di stapparla avete fatto proprio bene per almeno due motivi: primo, il tempo è sempre amico dei grandi vini e, secondo, volendo venderla potete chiedere tranquillamente un milioncino, diciamo 500 euro. Un caso unico? Per nulla: il Taurasi Macchia dei Goti di Caggiano 1994 uscito a poco meno di 40.000 lire nel ’97 oggi vale tra i 250 e i 300 euro. E il Radici ’88 di Mastroberardino costa otto volte in più rispetto al prezzo di dieci anni fa. Quale fonte di reddito ha prodotto guadagni più elevati in Italia? Forse solo la bolla, appunto bolla, speculativa sui titoli legati ad internet nel 2000. Il vino, insomma, anche in Campania e nel Mezzogiorno si conferma un ottimo investimento: i prezzi dei rossi, in particolare nel Salento, nel Sannio e in Sicilia ora sono più che ragionevoli, soprattutto perché hanno ancora argini di crescita nei prossimi due, tre anni. Ma se tutto questo è vero per i consumatori accorti e scaltri, lo è ancora di più per i produttori. Ormai è di moda comprare al Sud, dove il terreno costa ancora molto meno che al Nord. Così il colosso Gruppo Italiano Vini è sbarcato in Sicilia e nel Vulture, la Zonin ha fondato una nuova azienda da 230 ettari, Feudo Principi di Butera, in provincia di Caltanissetta i cui prodotti (primo fra tutti il Deliella) hanno già raggiunto il top nelle guide specializzate. E, ancora, Antinori è arrivato in Puglia, la Ilva di Saronno ha rilevato la mitica azienda palermitana Duca di Salaparuta, SaiaAgricola punta al Vulture. Il motivo di questo fermento? «Il prodotto agricolo ed agroalimentare di qualità - dice Augusto Bocchini, presidente nazionale della Confagricoltura - non è solo un fenomeno di costume, di tradizione e di cultura, ma anche un elemento di forte valenza economica». Ed è per questo che Confagricoltura da tempo persegue un piano promozionale che ha scelto di chiamare «I capolavori dell’agricoltura e dell’arte italiana» una serie di interessanti zoom sul meglio della produzione … E proprio al settore vino nel Sud il Banco di Napoli ha dedicato qualche mese fa un convegno. Secondo lo studio coordinato da Luigi Mastrapasqua, responsabile dell’Area Commerciale di via Toledo, il settore vitivinicolo resta uno dei settori portanti dell’economia meridionale grazie ad una produzione che si attesta sul 42% del totale. I margini di crescita sono fortissimi: dal 1995 al 1999 la produzione di doc e docg è cresciuta del 23%, il fatturato delle aziende del 18%, gli investimenti del 23%, il patrimonio netto dele aziende dell’11%, il ricorso all’indebitamento del 24%. Insomma, se il vino in Italia è una moda da vip, nel Mezzogiorno è sicuramente un affare, a patto di puntare sempre sulla qualità. I tempi dei boccioni e delle superproduzioni sono un ricordo del passato, del ritardo rispetto al Nord e all’Europa. Ma soprattutto la strada dell’agroalimentare di qualità aperta dal vino può essere percorsa su molti altri versanti: olio, formaggi, legumi, ortaggi, prodotti. Chi ha idee può farsi avanti.

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