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Il Messaggero

Frascati Superiore, bandiera del Lazio ... E' il momento del Lazio. Finalmente. Oltre al successo riscontrato al Vinitaly, e non solo per via del fitto calendario di eventi organizzato durante la fiera, si colgono nitidamente i segnali dell’interesse che l’enologia della regione sta sempre più suscitando tra appassionati e addetti ai lavori. E’ il risultato di scelte più oculate, dopo che per troppi anni l’obiettivo principale era stato indirizzato verso la quantità, più che sulla qualità. Un territorio vocatissimo e variegato, dalla Tuscia ai Castelli Romani, dalla Ciociaria all’Agro Pontino, ricco di importantissime uve autoctone. Per un paio di decenni dimenticate a favore degli iperproduttivi trebbiano e malvasia di Candia, che tra i ’60 e gli ’80 hanno spogliato i vini regionali dei loro caratteri migliori. Tra le iniziative più interessanti che di recente hanno coinvolto le aziende laziali, c’è stata anche la costituzione de “Le Vigne del Lazio": associazione che raccoglie 18 tra le migliori cantine regionali. Casale del Giglio, Casale della Ioria, Casale Marchese, Castel de Paolis, Colacicchi, Colle di Maggio, Costantini, Falesco, Fontana Candida, L’Olivella, Massimi Berucci, Mazziotti, Mottura, Sant’Andrea, Trappolini, Zandotti: pressoché il Gotha vitivinicolo locale, i cui prodotti potranno essere assaggiati lunedì prossimo a Roma, all’Hotel Hilton, in una degustazione pomeridiana gratuita e aperta al pubblico.
Augurando un buon lavoro a tutti i protagonisti di questo rinnovamento del vino laziale, brindiamo simbolicamente alla cantina più giovane, tra quelle associate: Casale Mattia, il cui primo imbottigliamento risale soltanto al ’96 e leviamo i calici proprio col prodotto ottenuto dalla sua vigna più vecchia, di ottant’anni di età. E’ il Frascati Superiore Selezione Oro 2001 (11-12 euro), da trebbiano e Malvasia del Lazio (non di Candia!): giallo paglierino luminoso, con sentori olfattivi di fiori d’acacia, mela, agrumi, mandorla e fieno. In bocca è sapido, carnoso, equilibrato, dal finale gradevolmente e tipicamente amarognolo. Adatto ai primi piatti della tradizione romana e al pesce; ma, da buon Frascati, capace di reggere anche le carni bianche.

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