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Il Messaggero

Il Ludi, un rosso da oscar per le Marche ... Gira e rigira, siamo sempre lì. Al giorno d’oggi, quando si parla di zone vitivinicole emergenti, si va sempre a parare sulle regioni centrali della nostra penisola. Dati per scontati i valori consolidati di Piemonte, Friuli e Toscana, così come il Veneto o il Trentino Alto Adige, non è più sufficiente volgere genericamente l’ago della bussola a sud della linea gotica, per avere conferma del "nuovo che avanza": visto che anche i meriti acquisiti in alcune zone del Meridione, ormai, non costituiscono più una sorpresa. La Sicilia è quella che forse per prima ha trasmesso segnali di novità; la Campania è un magnifico laboratorio a cielo aperto; degli Aglianici lucani non si tessono gli elogi. Riconosciuti questi punti fermi "sudisti", l’ambito al momento forse più scoppiettante è quello che racchiude Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo. Dove per scoppiettante si intende la voglia di puntare in egual misura alla tradizione e all’innovazione, alla valorizzazione della tipicità come al raggiungimento di impostazioni organolettiche che il mercato ha mostrato di gradire.
Sul valore di trebbiano e montepulciano abruzzesi nessuno osa finalmente più discutere, al pari di alcuni lodevoli risultati umbri (Sagrantino docet), o della voglia di alcuni produttori laziali di dare una robusta scrollata alla propria indolente pigrizia. Ma la regione che nell’ultimo decennio ha saputo rivedere un po’tutti i parametri, dal Verdicchio di Jesi e Macerata ai rossi del Conero, è stata quella marchigiana. Che oggi non scherza nemmeno nell’Ascolano, dove molte cantine stanno dando del Falerio e del Rosso Piceno un’immagine finalmente moderna, a prezzi oltretutto onestissimi. Velenosi è tra queste: da anni in crescita, oggi presenta un Marche Rosso, il Ludi 2000 (21-22 euro), da montepulciano, cabernet sauvignon e merlot, da riporre tranquillamente a fianco di molti campioni del nostro Paese. Due anni di affinamento in barrique gli conferiscono un colore rubino concentratissimo e riconoscimenti di confettura di frutti di bosco, marasche, prugne, note balsamiche, spezie, cacao. Sentori che si confermano all’assaggio, arricchiti da una struttura avvolgente e da un tannino solido ma mai sgraziato. Un bicchiere degno di accompagnare carni nobili e selvaggina.

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