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Il Messaggero

Guida dei Vini del Gambero Rosso: il “Brunello” e la Toscana fanno l’en-plein. La regione si aggiudica anche l’enologo dell’anno. Tra i debuttanti si piazza la Campania ... Pronti, via. Ecco la prima delle grandi Guide Vini, Gambero Rosso-Slowfood 2003, presentata ieri al Salone che di Slow è la creatura. A seguire tocca, a Roma, all’Ais. Poi Veronelli e Maroni. Intanto, via ai confronti. E alla festa dei Tre Bicchieri (i top per Gambero-Slow). I cui numeri dicono di ulteriore aumento dei super-vini. E di un anno che vede la Toscana in vetta e il Brunello, il suo vino più noto (e discusso, con assertori e critici fronteggiatisi a volte senza tenerezze) tornare a mietere allori: 11 premiati, dopo un paio di stagioni avare e di polemiche dei produttori. Va detto che a fare strike è il ’97: vintage ritenuto strabuono (ma bando alle logore etichette di annata del secolo, spese ormai un anno sì e l’altro pure) e fonte di parziali consolazioni rispetto alla mezza débacle, invece, della vendemmia 2002. La Toscana incamera anche il premio all’enologo dell’anno, Marco Pallanti, mago “d’altura" ad Ama. Cantina dell’anno è la star Ca’ del Bosco. Il rosso è Patrimo (ma “tira" la Campania tutta): il bianco è il friulano Chardonnay de La Tour di Villa Russiz; lo spumante il trentino Methius; e il vino dolce un Asti lavorato come uno champagne, il De Miranda Contratto.
Ma il dato saliente emerso dalla Guida, al di là delle conte più spicce o del derby tra “tuscan" e mondo Barolo (20 Tre Bicchieri), è l’allargarsi costante dell’area del vino di qualità e la crescita della platea di vitigni nostrani in grado di dare frutti d’eccellenza.
Opportuno, quindi, parlare dei “deb". Quelli per la prima volta in cima. I campani Vestini-Campagnano profeti di uve indigene e autori del bel Casavecchia. O il poker Marche (ma che bel trend vive questa regione!) Velenosi, Saladini, Monteschiavo e Strologo (Rosso Conero gli ultimi, alfieri del Piceno i primi due). O ancora, nel mare toscano, il rosso Oreno di Sette Ponti, azienda nuovissima di un “prestato" dalla moda, il Moretti di Arfango. O il Roccato degli Zingarelli, che nei cromosomi, con la vigna, hanno invece il cinema. O infine il Nero d’Avola rostro d’attacco della “portaerei" enoica del vinnaiolo-banchiere Zonin.
Insieme ai nuovi, spiccano poi recuperi d’oro, grandi ritorni al top. Il più clamoroso si chiama Gravner, singolare, coraggioso guru del Collio (nel 2002 presenta un bianco del ’91). Poi, dal Lazio, l’apripista Colle Picchioni. E dal Piemonte un pezzo di storia come Fontanafredda (mentre Marchesi di Barolo, altra istituzione, trionfa per il secondo anno di seguito con l’Estate). Piace, infine, un alloro che fa storia a sé. Quello al Fara, vino piemontese che pareva perso. Dessilani gli ha dedicato fede e cure. I Tre Bicchieri ne sono il riscontro meritato.

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