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Il Messaggero

Una Bonarda al profumo di mandorle e viole ... Arrivano le “Viniadi": il 1° campionato italiano per degustatori non professionisti, che vedrà impegnati giovani compresi tra i 18 e i 35 anni di età. Tutti coinvolti in scontri diretti che condurranno i migliori sino alla finalissima, attesa nella suggestiva Piazza del Campo, a Siena. Nella città che ospita l’Enoteca Italiana, com’è giusto che sia: dato che la competizione è proprio uno dei corollari del progetto “Vino & Giovani", a cura dell’enoteca stessa, teso a far partecipi gli acquirenti meno attempati di un consumo del nettare di Bacco più attento e raffinato. Anche contando sul coinvolgimento di luoghi istituzionalmente ottimali ad ospitare i più imberbi consumatori della bevanda, come wine bar, scuole, università e quant’altro (per informazioni, 057746091-0577288497). Un refolo di verde freschezza, quindi: all’interno di un mondo che ogni giorno manda segnali grigi e complicati sul suo futuro, sia sotto l’aspetto economico che nell’evoluzione di gusti e tendenze progettati sempre più a tavolino. La stessa freschezza e solarità che bisognerebbe sempre associare all’apertura di una buona bottiglia, soprattutto quando questa non voglia velleitariamente porsi come una pietra miliare della nostra enologia. Ogni tanto ci vuole, per fuggire dalle sovrastrutture ideologiche, mercantili e modaiole che ormai soffocano l’approccio più sereno, gaudente e disimpegnato col bicchiere. E’ anche per questo che molti dei nostri vini, storicamente più addentro alle molteplici identità territoriali, continuano paradossalmente a soffrire per la loro schiettezza, semplicità, letizia. Come la Bonarda dell’Oltrepò Pavese, ad esempio, da uva croatina: rosso frizzante un tempo identificato d’acchitto con un bel panino col salame, con una pastasciutta espressa, con due chiacchiere conviviali. Ma ancor oggi adattissima, volento, allo scopo: provare per credere il 2001 del Podere San Giorgio (9-10 euro), azienda pavese la cui origine si perde nel ’500, dal colore porporino e dai sentori olfattivi ricchi di viola e di frutti di bosco. In bocca risulta asciutto, fresco, leggermente tannico e dal finale piacevolmente marcato dalla mandorla amara. Da provare, oltre che con gli sfizi prima citati, su un variegato lesso misto.

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