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Il Messaggero

Dalle bollicine ai vini dolci ... Dalle bollicine ai vini dolci. La parola d'ordine dell’estate è la riscoperta di tutta una serie di vini di eccellenza, troppo spesso poco valorizzati per mancanza di adeguate informazioni. Un’occasione, quindi, per non perdere i convegni e le degustazioni organizzate fino a domenica dai sommelier dell’Umbria per Excellentia (programma e notizie dettagiate sul sito www.excellentia2003.it ) in una serie di città d’arte della regione. Perugia, Montefalco, Orvieto, Spoleto, Todi diventano così un’occasione d’incontro con l’arte, compresa quella del vinificatore, capace di trasformare un’uva in un piccolo capolavoro di complessità e di piacere.

Non a caso il filo conduttore della manifestazione ruota intorno ai vini da meditazione, quei vini che, per eleganza, possono essere consumati anche per il solo piacere di stimolare sensazioni ed emozioni. Una categoria a cui appartengono senza dubbio i vini dolci, dei veri e propri protagonisti potenziali della nostra estate. Tutti da riscoprire - anche al di fuori del Natale - quindi il Moscato, l’uva più aromatica del mondo che i francesi ci invidiano, e il Brachetto. Profumi di fiori e di frutta, note morbide, accattivanti. Difficile sottrarsi al piacere di associarli a una macedonia, oppure a una torta di fragole, piuttosto che a una classica millefoglie. Altro capolavoro da valorizzare è l’aristocratico Picolit friulano, un vino leggendario, costoso, difficile da produrre - e per conseguenza raro e non economico. Con le sue note mielate e di fiori di acacia può segnare un grande momento di meditazione, oltre che un riuscito matrimonio con un paté delicato o con un formaggio non troppo stagionato (perfetti Asiago e Montasio).

Da Pantelleria al Veneto dei Recioti, l’Italia è un paese con una grande vocazione ai passiti, vini di personalità, dove la concentrazione degi zuccheri conferisce sensazioni complesse. Così, si va dall’austerità del Vin Santo toscano, alla sensualità della Malvasia delle Lipari, passando per alcune grandi riscoperte come il Sagrantino di Montefalco nella versione passita, l’Aleatico di Gradoli, nell’alto Lazio, o il raro Greco di Bianco calabrese. Abbinamenti ideali? Dai cantuccini, al cannolo alla siciliana, a seconda dell’opulenze del vino. Biscotti e pasticceria secca per le vendemmie tardive, quei vini amabili, abboccati che esaltano le uve di tipo aromatico come il Riesling e il Gewurztraminer e che vedono una grande stagione del nostro Alto Adige, senza dimenticare, però, un piccolo capolavoro della regione dei Castelli Romani come il Cannellino.

« Ma tra le nuove mode dell’estate - spiega Fabio Turchetti, critico enogastronomico - meritano una vera e propria rivalutazione le bollicine tricolori, anche per la loro capacità di accompagnare un intero pasto». Ecco allora il “vero” Prosecco, morbido delicato, aromatico, da scaraffare direttamente dalla bottiglia in tavola (per evitare di cascare nelle modeste gioie gourmet dei vini alla spina, ricchi di anidride carbonica, quanto poveri di qualità).
Tutti da godere poi i nostri spumanti (prodotti col metodo classico che prevede la rifermentazione in bottiglia), che nella Franciacorta bresciana e in Trentino hanno raggiunto livelli competitivi con i migliori Champagne. Dalla mozzarella agli spaghetti alle vongole, dai crudi alla catalana di aragosta, fino al vitello tonnato (con un millesimato) gli abbinamenti possibili sono infiniti, e tutti gioiosi. Una linea che si può applicare anche con gli Champagne, ovviamente, magari divertendosi ad associare una popolare zuppa di pesce, come il brodetto marchigiano o il cacciucco livornese con un elegante rosé.

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