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Il Messaggero

Cinema e Bacco, la vite è bella se ci si ubriaca d’immagini ... La vite è bella, se si scende nella vecchia cantina del cinema, tra odore di muffa, sughero e mosto. La fragranza delle “pizze” si sposa con un bel bicchiere di vino e l’ubriacatura d’immagini potrebbe non aver mai fine. E ci si lascia andare al retrogusto dei ricordi, a sequenze ingiallite dal tempo come per quel Marcellino pane e vino , era il ’51, dello spagnolo Vajda dove lo sfortunato ragazzino tirato su dall’amore dei frati, una notte nella soffitta dove è nascosto, offre al crocifisso rubato dalla chiesa un tozzo di pane e un bicchiere di vino. Bei tempi quando si rideva con Totò e Peppino alle prese con la Malafemmena, sulle pareti di quella stanzetta d’albergo milanese dove i due fratelli venuti dal paese appendono caciotte, prosciutti, mozzarelle e fiaschette impagliate di vino rosso, o quando nei Tre fratelli di Francesco Rosi, Philippe Noiret, Michele Placido e Vittorio Mezzogiorno discutono di lavoro, amore e infanzia davanti a bottiglie di un rosso “casereccio”. E viene subito alla mente quella sequenza inarrivabile firmata da Scola in Che ora è? : Mastroianni padre e Trosi figlio, seduti al tavolino di una locanda davanti a una bottiglia di vino. E Marcello che incalza il giovane introverso: «E bevi, e mangia, cazzarola!».
Cinema e vino, fantastico baccanale strabordante ne La grande abbuffata di Marco Ferreri; terribile horror di tradimenti e inganni in Blood and Wine di Bob Rafelson dove Jack Nicholson è il mefistofelico Alex Gates, venditore di vini pregiati; angosciante percorso verso la perdizione nell’alcol nei Giorni del vino e delle rose di Blake Edwards; divertente e ottimistico ritrovarsi tra fratelli in Big Night di Campbell Scott e Stanley Tucci dove i significati della vita stanno tutti tra le quattro mura del ristorante innaffiato di vino di Primo e Secondo Pileggi. Il meccanismo è simile a quello narrato nel romanzo di Joanne Harris, Vino, patate e mele rosse , destinato al cinema, dove l’incontro in questo caso è quello tra sei bottiglie di vecchio rosso che parlano tra loro sulle colline delle Langhe. Tra fiori di loto e germogli di piselli in salsa d’anatra, il connubio cinema e vino si consuma anche nell’affascinante Mangiare bere uomo donna di Ang Lee così come colora la tavola superimbandita del Pranzo di Babette di Gabriel Axel dal racconto di Karen Blixen. «Mi piace vedere un uomo con un bicchiere in mano» sussurrava Ingrid Bergman a Cary Grant in Indiscreto e mai frase potrebbe essere più congeniale per un’icona del cinema che, oltre al Martini «agitato e non shakerato» da sempre ama lo champagne doc. Chi? Ma naturalmente lui, Bond, James Bond innamorato da sempre del suo Dom Perignon del ’64.
E c’è dell’altro. Perché dietro le quinte del cinema, nascosta da quel magico telone, si nasconde anche la passione per il nettare di Bacco da parte di quelli che il cinema lo fanno. E allora il vino diventa business e capriccio modaiolo. E’ risaputo l’amore di Francis Ford Coppola che nel ’60 acquistò a Napa Valley un’azienda vitivinicola che ancora regala fiumi del suo “Rubicon Niebaum”. Intramontabile la passione per il loro “Acino d’Uva” di Stefania Sandrelli e Giovanni Soldati; una vera e propria industria lo Chateau de Tigné, trentacinque ettari di vigneto che si distendono sulle colline di Anjou di proprietà di Gerard Depardieu. Il divo francese produce ogni anno ben nove tipi di vino tra cui due rossi di gran lignaggio: “Cyrano” e “Mozart”. «Quando il bicchiere è pieno, lo vuoto. Quando invece è vuoto, lo compiango» diceva Michael Bouquet a Jeanne Moreau in La sposa in nero . Chissà cosa ne pensano Angelina Jolie, Julia Roberts e Jennifer Lopez che hanno confessato recentemente alla stampa Usa: «Amiamo fare il bagno nel vino rosso, rigorosamente italiano. Altro che botulino, alla pelle fa bene il Chianti».

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