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Il Messaggero

Cantine Aperte ... Vino in festa, si “stappano” le Cantine... Porte aperte ai visitatori in quasi mille aziende. La sfida dei produttori alla crisi... Domenica il d-day dell’apertura al pubblico, ma per molti sarà “open” tutto il week end... Voglia di rimonta dopo un 2009 non facile. E grandi bottiglie da scoprire e assaggiare... Diciotto anni. Età fatidica. L’età dell’autodecisione. E della patente. Solo che parlare di patenti proprio ora al Movimento Turismo del Vino, che compie appunto nel 2010 diciott’anni e per la diciottesima volta lancia la sua manifestazione regina, Cantine Aperte, il d-day dell’incontro con il pubblico per quasi mille produttori, in poche parole la festa nazionale del vino (autogestita, visto che nessun governo ha mai pensato a istituirne una), suona un filo stridente. La grande offensiva contro gli incidenti d’auto da eccessi alcolici (logica e sacrosanta nei fini, un po’ meno nel modo in cui è gestita secondo i vignaioli uniti) è in effetti uno dei fattori frenanti con cui i consumi (quindi il mondo del vino e l’indotto) debbono misurarsi. L’altro, va da sé, è la crisi. Al Vinitaly, fiera principe di settore, s’è provato a stilare un primo bilancio di come l’universo enoico tricolore viva la congiuntura. E le stime generali sono state tutto sommato incoraggianti. Per i più bravi e arditi (o anche i più spregiudicati, quelli che hanno tirato giù di brutto i prezzi all’estero, fregandosene sia dei “vicini” di Doc che del tempo che ci vorrà a rianimarli) la crisi globale s’è tradotta in chance di riposizionamento. C’è chi ha aumentato le vendite, andando a scalzare altri, spiazzati dalle convulsioni del mercato. Ma in generale, i numeri sono magretti. Le vendite al dettaglio sono scese, sul mercato interno, dell’1,3% in volume, non male dato il contesto: ma in soldoni (cioè incassi) il calo è del 9%. È cioè mutato il mix di prezzi. E il consumatore punta su fasce più basse. L’esito è che il valore del vino italiano è 5% sotto il 2006-07, cui nel 2008 era 4% avanti. E se l’export (quasi 20 milioni di hl) è da record, pure qui la lettura è bifronte. Il venduto cresce del 10%, il valore cala del 5,4%. Rimodulazione di chi compra (molto più sfuso). Ma anche quel discorso di prezzi affogati di cui sopra. E poi, si sa, la statistica non rende giustizia a tutti. Diciamo a uno su due, quello che mangia il pollo, e non quello a cui toccherebbe il mezzo previsto solo nelle medie aritmetiche. Così, tornando a bomba, le Cantine che si spalancano per la festa sono, oltre che Aperte, spesso piene. E questo per chi fa vino è un nodo. Non solo di mancato guadagno o valore di stock, come in altre imprese. Ma di spazio. Il vino si fa ogni anno. E le aree, i recipienti d’elevazione occupati dal vecchio a molti serviranno presto per il nuovo. Ad alcuni con urgenza ineludibile. Quelle che per i produttori non sono tutte buone nuove, sono però, per lo più, incentivi motivanti per il consumatore. Chi ha passione lo sa, il vino più buono non è quasi mai l’appena uscito. Il vino vuol tempo; anche i bianchi più interessanti, contrariamente a quanto molti ancora credono. E chi andrà stavolta in Cantina avrà l’opportunità di testare (e comprare) in vari casi piccole “verticali”, cioè lo stesso vino espresso in più annate: uno dei piaceri speciali da intenditori veri. Trovando per giunta prezzi in genere “calmi”. E grande accoglienza. Perché è chiaro che i produttori sperano che la festa sia, tra ordini, asporto e consumo, un buon volano, e un nuovo patto d’amore. Tra il vino, gloria italiana, pezzo di cultura materiale, motore di economia e (nei casi giusti) di “decoro” ambientale, e i consumatori illuminati. Specie i più giovani. Quelli cui il consumo responsabile, limitato, divertito e sensorialmente educato di vino di qualità potrebbe davvero dare uno scudo in più contro il “drink to be drunk”, il bere da sballo che troppi di loro, alle spalle dei facili moralisti e delle loro prediche, già praticano. E non in enoteca. Perché il gioco riesca, i quasi Mille dell’esercito delle cantine, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, hanno preparato di tutto, oltre ai calici. Musica (jazz, rock, gitana, un memorial per Ivan Graziani), spettacoli, farandole di tipicità, pic-nic, pranzi e cene “del Vignaiolo”, gemellaggi con musei. Per di più varie cantine sono di per sé pezzi di spicco (antichi manieri o nuovi capolavori firmati dai vari Gae Aulenti, Renzo Piano, e via così) o sono sede di mostre. Anche di scultura in vigna. Che altro attendere, dunque? Sorteggiate l’autista astemio o puntate su chi assicura navette (ce n’è vari). Gettate un occhio sul sito www.movimentoturismovino.it anzitutto, o su siti specializzati tipo winenews. E che festa sia.

I numeri di Cantine Aperte

18 gli anni di vita del Movimento Turismo del Vino, inventore e patrocinatore dell’iniziativa.

950 e più, le cantine che apriranno i battenti al pubblico in occasione dell’edizione 2010. Buona parte di esse lo faranno per tutto il week end.

1 milione è il traguardo di visitatori “enoturisti” già raggiunto nel 2009 e che quest’anno si spera (e prevede) di superare.

45,5 la produzione italiana di vino in milioni di ettolitri nell’anno 2009.

19,8 i milioni di ettolitri di vino esportati dall’Italia nel 2009, anno record per volumi (malgrado la crisi) ma non per valore.

3,5 il valore in miliardi di euro dell’export vinicolo 2009. È il 20% del totale dell’export alimentare, di cui il vino è la prima voce.

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