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IL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE: PRESTO LA DOP ALLA LIQUIRIZIA DI CALABRIA

La Commissione Europea ha accolto la domanda di registrazione della Liquirizia di Calabria come Denominazione di Origine Protetta (Dop), che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Se, entro 6 mesi dalla data di pubblicazione, non saranno presentate da parte degli Stati membri istanze di opposizione, la Liquirizia di Calabria sarà automaticamente iscritta nel registro comunitario come Dop.

La Denominazione di Origine Protetta Liquirizia di Calabria è riservata esclusivamente alla liquirizia fresca o essiccata e al suo estratto. Tale liquirizia deve provenire dalle coltivazioni e dalle piante spontanee di Glychirrhiza glabra (Fam. Leguminose), nella “varietà typica” denominata in Calabria “Cordara”.

La zona di produzione della “Liquirizia di Calabria” comprende tutti i territori comunali riportati in maniera dettagliata nel disciplinare di produzione, dove si registra la presenza allo stato spontaneo o coltivata della pianta di Glycyrrhiza Glabra “varietà typica” denominata in Calabria “Cordara” fino ad una altitudine di 650 metri.

L’area storica di produzione della liquirizia era la zona costiera della Calabria e in particolare l’area principale situata tra i comuni di Villa Piana, Cerchiara di Calabria, Cassano-Sibari, Corigliano Calabro, Rossano situati nella piana di Sibari, dove ancora oggi si concentra la maggiore produzione di liquirizia.

La Liquirizia di Calabria Dop si distingue decisamente da varietà ad essa similari dal punto di vista chimico-fisico, per la presenza di metaboliti secondari tra cui il principio attivo che definisce le caratteristiche commerciali e farmaco gnostiche: la glicirrizina. Si tratta di una saponina presente nella liquirizia di Calabria in percentuale mediamente più bassa rispetto alle performance delle medesime specie e varietà e che proprio per questo motivo è ricercata sul mercato.

Nella Calabria del secondo Settecento la coltivazione della liquirizia si estendeva lungo tutto il litorale ionico, soprattutto ai confini settentrionali con la Lucania e nella vasta piana di Sibari, dove abbondava, fino a Crotone e Reggio Calabria. Ma era anche abbondante nella valle del Crati che da Cosenza sbocca nella piana di Sibari, nonché in ampie fasce della zona costiera tirrenica.

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