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Il Mondo

A ruba le tenute doc. Senza limiti di prezzo. I grandi nomi non vogliono crescere a colpi di acquisizioni: in un settore che dà sempre più utili ... “Noi vendere? Abbiamo appena comprato Borgo Conventi a Farra d’Isonzo (10 milioni di euro per 42 ettari) e vogliamo altre aziende nel Centro Nord”: Luigi Folonari taglia corto sui rumors di vita trattativa tra la sua famiglia e il colosso americano Gallo per la cessione del marchio Tenimenti Ruffino e rilancia. “Puntiamo a creare un polo vinicolo da 100 milioni di euro”, annuncia. E non è il solo. Basta guardare le mosse della faglia fiorentina dei marchesi Frescobaldi: completata l’operazione Attems nel Collio, sta per dividere con il gruppo californiano di Robert Mondavi il controllo dell’Ornellaia, ceduta da Ludovico Antinori. “Evidentemente Mondavi ci considera degli ottimi partner: l’iniziativa comune in Luce della vite è già in attivo dopo tre anni e non è usuale nel nostro mondo”, sottolinea Vittorio Frescobaldi, presidente dell’omonima casa controllata da 700 anni dalla famiglia. Non solo. I Frescobaldi hanno appena preso il controllo dell’azienda agricola Collesalvetti di Livorno, fin qui della famiglia Marchi, con la partecipazione dei Falck, e dei Gazzoni. Un affare tutto in casa dal momento che Bona Marchi è la moglie del numero uno dei Frescobaldi che già hanno progettato di impiantare 100 ettari di vigna:”In un mercato sempre più concorrenziale, le famiglie devono fare quadrato”, sostiene il marchese Vittorio. Componenti di diritto della classifica elaborata da "Il Mondo" dei principali operatori di mercato (quelli con un fatturato superiore a 10 milioni di euro nel 2001), Folonari e Frescobaldi, sono in buona compagnia. Il gruppo industriale bresciano Terra Moretti sta investendo 40 milioni di euro per ampliare il polo vinicolo. Gioca forte anche Campari dopo l’acquisto del groppo Zedda-Piras-Sella e Mosca in Sardegna (costo 90 milioni di euro, giro d’affari 37 milioni). Primo passo verso la costituzione , entro un anno, di un gruppo da 100 milioni di euro. “Le grandi case di liquori stanno diversificando comprando vino di qualità” dice Gianni Marzegalli, da venti anni alla giuda del gruppo sardo, mentre in Sicilia l’Illva di Saronno sta appunto preparando il suo polo con i Florio e Duca di Salaparuta. Insomma è un mondo in fermento quello che si è riunito a Verona per Vinitaly. Tra le aziende della classifica (che non comprende le reali produttivo-commerciali come la Ferdinando Giordano, leader in italia della vendita diretta con un giro di affari di 90 milioni di euro) le cantine Giorgio Lungarotti hanno appena comprato un’azienda a Montefalco. Stessa cosa hanno già fatto i Cecchi di Castellina in Chianti, mentre i Masi di Verona hanno riportato gli Alighieri in Toscana e i siciliani Conti Tasca d’Almerita hanno investito in Salina, nelle Eolie. L’effervescenza è tale da creare qualche preoccupazione :”C’è chi compra sull’onda della moda e dell’entusiasmo, pagando prezzi elevati, pari a 2 o 3 volte i fatturati: la marginalità del nostro settore non è tale da giustificare questi prezzi”, avverte Rolando Chiossi, presidente del Giv, il più grande gruppo del mercato italiano cui aderiscono 65 aziende agricole. D’altra parte chi ha raggiunto già una certa dimensione rimane più distaccato:”sono convinto che la grande qualità non può completare una grande crescita”, afferma Renzo Cotorella, direttore generale della marchesi Antinori, ai vertici di mercato anche in fatti di etichette di pregio. Quelle cioè che spingono in alto bilanci aziendali. La stessa Antinori o la Frescobaldi sono tra le aziende che hanno registrato tra i maggiori tassi di incremento, come Feudi di San Gregorio di Campania, Giv, Cavit, MezzaCorona, o ancora il gruppo Santa Margherita. Più in generale, nel 2001 il prezzo medio dei vini doc e docg ha registrato un incremento di oltre il 24%, con punte oltre del triplo.

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