Meno “spirits” e più vino ... II nostro export “alcolico” non riesce a sfondare per colpa di un regime doganale confuso e di tasse altissime. Ma le nuove norme potrebbero rilanciare i consumi... Creare una corsia preferenziale per favorire il consumo di vino e birra sul mercato interno, stroncando nello stesso tempo quello degli “spirits”, cioè i superalcolici. È questo l’obiettivo del nuovo “Testo unico sul commercio e l’importazione delle bevande” varato il 2 gennaio scorso dal governo indiano.
La misura potrebbe rivelarsi un toccasana per i produttori italiani, che proprio il 17 gennaio sono sbarcati nel Paese con la terza edizione di Vinitaly India. Nonostante una crescita media annua del 20% realizzata a partire dal 2001 (anno in cui fu abolito il regime delle quote) a queste latitudini il consumo di vino di importazione resta infatti un fenomeno di nicchia. Oggi il mercato vale poco più di 50 milioni di euro, ma il peso dell’Italia è quasi insignificante: 1,1 milioni di fatturato, pari a 202 mila litri, nei primi nove mesi del 2007.
Una performance lontana anni luce da concorrenti come Sudafrica, Australia, Argentina e Cile, ma di poco inferiore a quella dei nostri rivali di sempre, i francesi. Il motivo dello scarso successo registrato dai produttori europei sta nella frammentazione che ha caratterizzato fino a ogggi l’imposizione doganale nei confronti dell’agroalimentare europeo: a ciascuno dei 2 Stati del Paese corrispondevano infatti tariffe doganali e fiscali differenti, che di fatto provocavano confusioni e costi impossibili da gestire.
Per questo il primo, importantissimo passo intrapreso da Delhi con il nuovo Testo unico riguarda l’armonizzazione delle accise sull’importazione. A partire da quest’anno, insomma, chi esporta bevande in qualunque area del Paese non si troverà più di fronte a una Babele di leggi e documenti, ma a contrario conoscerà con esattezza i ricarichi che pesano sulle sue bottiglie.
Per scongiurare la diffusione dei superalcolici, che in India sta trasformandosi in una vera e propria piaga sociale, il governo ha anche previsto sensibili cambiamenti per quanto riguarda l’iva: quella sulle venditite di birra e vino scenderà dal 66% al 25% mentre quella su grappe, rum e liquori salirà dal 33% al 66%, rendendone così meno conveniente il consumo.
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