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Allegrini 2018

Il Mondo

Ambasciator veneto in tutto il mondo ... Cabernet e Merlot (pronunciato con la t ben scandita) non sono arrivati sull’onda delle mode, ma esistono e resistono da secoli in Veneto, una terra che i Dogi avevano aperto al commercio e alle relazioni internazionali. E non hanno soppiantato i vitigni autoctoni che, anzi, talvolta sono stati salvati dall’estinzione, riscoperti e rilanciati proprio mentre in altre regioni il vino globale faceva il vuoto. E i numeri danno ragione a questa strategia del doppio binario (internazionale e locale) che converge nell’unica politica della qualità. Con 21 zone doc, il Veneto primeggia tra le regioni
italiane ed è anche quella che ne esporta di più. La produzione media annua è stimata in 7,5 milioni di ettolitri dei quali 4,5 (all’incirca il 58%) varcano i confini nazionali. Gli ambasciatori più illustri del bere venero sono Amarone e Prosecco, ma l’offerta si sta via via allargando ad altre eccellenze. L’Amarone è il tipo asciutto del Recioto della Valpolicella, prodotto con uve appassite all’aria, concentrato, di lunga vita, dalla resa impressionante eppure dal successo recente, che risale alla seconda metà degli anni 40. In precedenza, se la fermentazione del Recioto (che può essere ricondotto al Raeticus di Roma antica) sfuggiva di mano e il vino da dolce diventava secco, era un danno. Si bevono con grande gusto il Bertani, il Casa di Bepi di Viviani, Allegrini (che sta provando un’esperienza analoga anche in Argentina con predominanza di Malbec),
Campolongo di Torbe di Masi, Romano Dal Forno (“produttore perfezionista”, l’ha definito il maestro Hugh Johnson), Serego Alighieri, discendente del sommo poeta. Nello stesso territorio di Valpolicella il rosso omonimo, da bere anche più giovane, è a sua volta vino concentrato, dal retrogusto piacevolmente amaro. Tra i Valpolicella classico, prodotto in quantità limitata, emergono le bottiglie di Brigaldara, Cantina sociale di Negrar (per la Casetta, un ripasso, rifermentato cioè sulle vinacce dell’Amarone per ottenere un vino più complesso, longevo e corposo) e Quintarelli, produttore dal fascino antico, che rispetta le tradizioni con passione e rigore. Nella zona intorno al Garda sta ritornando ai passati apprezzamenti il Bardolino, rosso tenue estivo con una punta amarognola con eccellenze in Guerrieri-Rizzardi, Montresor, Zenato. Ma ancora migliori fortune sta ottenendo la sua versione più tenue, il Chiaretto (vino versatile, fresco e complesso, fruttato e asprigno) grazie soprattutto a Raval, Ronca, Cavalchina e Piona. E per uno zoom sui vitigni internazionali lunga vita ai Cabernet Sauvignon di Maculan che a Breganze produce anche magnifici Merlot e il dolce Torcolato, tradizione delle colline beriche esaltate da una resa ridottissima. Dai rossi ai bianchi. E prima di tutto al Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, un vino che sta conquistando il mondo con un successo commerciale dai pochi precedenti. Viene preferito
secco (leggermente amaro) o dolce e fruttato: da scegliere una doc senza il marasma di altre indicazioni, benché tra gli igt e al di fuori della zona delimitata non mancano buoni produttori. Bisol, Carpenè Malvolti, Bortolomiol sono nomi trainanti, ognuno a suo modo. I Carpenè Malvolti, ora alla quarta generazione, hanno fatto la storia dello spumante italiano: per primi hanno prodotto spumante da uve di Prosecco, per primi hanno perfezionato il metodo charmat. Sono stati loro a fondare la Scuola enologica di Conegliano e loro a decidere di creare ogni anno uno spumante innovativo, da uve e mosti provenienti da territori particolari, mai spumantizzati prima. Ed è così che nel 2005 è nato il Rosé Brut (da uve Pinot nero e Raboso del Piave), nel 2006 il Kerner (dal vitigno omonimo della Val d’Isarco, nei dintorni di Bressanone), nel 2007 il Promotico (dal vitigno abruzzese più noto come Pecorino). L’azienda Bortolomiol oggi è tutta al femminile, condotta da Ottavia Scagliotti Bortolomiol e dalle quattro figlie. I Bortolomiol hanno da sempre preferito il secco al dolce e per primi hanno anche realizzato il Prosecco rosé, che oggi viene rilanciato nell’ambito del progetto Rosé Filanda. Una novità è invece la produzione di una grappa delicata e fruttata, la Bandarossa, ottenuta dalla distillazione delle vinacce di Prosecco. A Parrà di Soligo i fratelli Nardi producono il Col Etile Carpenè Malvolti di Manza e il Costa Micel, i primi Prosecchi biodinamici, con l’etichetta Perlage. Selezionatissimo è il Particella 68, Prosecco extra dry delle sorelle Antonella ed Ersiliana Bronca. E ancora eccellenti sono i vini di Adami, Canevel e Col Vetoraz.
Dal bianco mosso per eccellenza ai bianchi fermi. E in Veneto
ce ne sono di magnifici. A iniziare dal Soave. Il sistema Soave
induce quanto mai alla confusione con tutte le diverse tipologie che però rispondono, dal Soave doc di base al Soave superiore docg di vertice, a una piramide conformata a seconda
della resa. Morbido e nitido, dalla qualità in costante ascesa,
lo si beva di Gini (Contrada Salvarenza vecchie vigne) e Pieropan (i celebrati cru Calvarino e la Rocca, ma anche il base),
San Brizio la Cappuccina e Roccole le Mandolare, ma anche di Bolla, Tamellini, Ca’ Rugate, Cantina di Monteforte e Tedeschi. Gemello del Soave è considerato il Bianco di
Custoza, uscito da una fase di appannamento dopo la sovraesposizione degli anni ’80, che riemerge con Corte Sant’Arcadia e Vigne di San Pietro. Ottimo momento sta vivendo anche il Lugana, bianco del sud del Garda profumato e delicato,
pieno d’aroma, ma anche corposo. Eccellente è il Ca’ Molin
dell’azienda Provenza di Desenzano. E sta ritornando in auge,
meritatamente, il Lison Pramaggiore. Nel cuore della parte
orientale della provincia di Venezia, in area vocata alla viticoltura prima in epoca romana eppoi dogale, resa già famosa da
Plinio per la produzione del rinomato Helos, il Lison Pramaggiore è ottimo da Le Carline, Moiette, Santa Margherita, Villa Castalda.

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