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Il Mondo

Dolce, dolcissimo anzi Dolcetto ... Il vino piemontese eletto tra le migliori etichette a livello mondiale e italiano... Da vino dei re e re dei vini, com’era appellato un tempo, aveva dovuto cedere il passo, tra gli opinionisti, a prodotti spesso senz’anima o con un’anima modellata in laboratorio. Ma, complice anche la crisi economica, che lascia poco spazio al fru fru, pure a tavola, il Barolo sta riguadagnando posizioni. Lo dimostra, tra l’altro, la graduatoria annuale appena stilata dal periodico Wine spectator, una delle più attese, con due Barolo ai primi due posti italiani: entrambi del 2004, rispettivamente dell’azienda Pio Cesare di Alba e della Villa dei fratelli Seghesio. Una bella soddisfazione. Eppure il Barolo era rimasto quello di sempre, uno dei supremi rossi italiani, ricco, tannico, alcolico, asciutto, profondo, ma profumato. Innumerevoli le aziende che meritano una citazione: tra i tanti Aldo Conterno e Sandrone, Vietti e Giacomo Borgogno, i Massolino e i Mascarello, i fratelli Oddero e Giovanni Rosso e i Marchesi di Barolo. Ma l’uva Nebbiolo non dà solo Barolo. E allora ecco il Carema di Ferrando; il Gattinara di Antoniolo, prodotto anche da singole vigne, e i Travaglini; il Ghemme degli Antichi vigneti di Cantalupo; il Nebbiolo di Bricco Maiolica e Prunotto; il Barbaresco di Bruno Rocca, di Giacosa, di Angelo Gaja, Ca’ Bianca e Fontanafredda dimostrano come la qualità possa sopravvivere alla quantità e anche guadagnarci. Ca’ Bianca fa parte del Gruppo italiano vini e si distingue nella produzione di vini simbolo del Piemonte, a cominciare dal Barbaresco, anche se la sua bandiera è il Chersl, Barbera d’Asti superiore vinificata in purezza. Fontanafredda è una tenuta di oltre cento ettari, già dei Savoia, oggi posseduta dalla Fondazione Mps e dagli imprenditori Oscar Farinetti e Luca Baffigo, rispettivamente presidente e consigliere di Eataly. Questo gruppo (che associa anche Slow Food Italia) riunisce piccole aziende agroalimentari di grande qualità e nei suoi spazi (Torino, Milano, Tokyo per ora) propone in vendita e adopera per il ristorante il meglio del made in Italy gastronomico impartendo anche
corsi di educazione alimentare.
Per riandare alla Fontanafredda,
l’azienda è rinomata per gli spumanti e per tutti i vini simbolo del Piemonte, benché, e si ritorna ai Barolo, abbia avuto le più
recenti soddisfazioni dal vigna la Rosa del 2004, premiato con i tre bicchieri del Gambero rosso, i cinque grappoli di Duemilavini, le tre stelle della Guida Veronelli. Ma il Piemonte vitivinicolo offre ancora molto. Il Dolcetto, il primo vitigno a frutto nero a maturare nella regione, da bere giovane, da il suo nome a diverse doc e ha produttori eccellenti: Colombo-Barone Riccati, Chionetti, Marchesi di Gresy. Della Barbera si è già ricordata Ca’ Bianca, con picchi ulteriori in Bava, Conterno (Giovanni e Paolo), Giorgio Rivetti, Bricco dell’Uccellone, nato quest’ultimo dall’intuizione del compianto Giacomo Bologna, che condusse la Barbera dalle osterie ai sommelier. Dal rosso al bianco, con l’Arneis, antico vitigno rinato con Giovanni Almondo, Correggia, Monchiero Carbone. L’Erbaluce è coniugato in Caluso, dal passito allo spumante, da Renato Bianco del Podere Macello. Il Gavi, da uve Cortese, bianco secco e delicato è di spicco da La Scolca (che realizza anche un impeccabile Brut), Gian Piero Broglia, l’antica Castellari Bergaglio, guidata con forza gentile da un patito del Gavi come Marco Bergagli. Nutrita è la produzione di vini da fine pasto o da dolce come l’Asti o il Moscato da Gancia, Coppo, Contratto. Ma non è finita. Luca Maroni ha appena incoronato miglior rosato italiano dell’anno il Rose’s 2007 di leardi, finora noto per il Grignolino Eric du Su. Dopo tanto vino, a Lurisia c’è un’acqua ritenuta la migliore d’Italia e con i limoni di Amalfi o i chinotti di Savona si producono una gazzosa e un chinotto superlativi oltre a una gamma di birre davvero uniche, come la Dodici, la cui particolare impronta aromatica è data dall’infusione di té Lapsang Sou-chong, cinese affumicato. Tante le grappe per chiudere un pasto in bellezza: dalle monovitigno di Mazzetti d’Altavilla alla Sibona di Piobesi, dalle riserve di Barolo di Santa Teresa alla Berta, azienda nota anche per l’amaro Lingera. E da mangiare? Si parte con il riso. Per il Gran carnaroli da risotto si può scegliere tra l’ottimo tenuta Castello di Desana o l’Acquerello biologico di Livorno Ferraris. Per il Vialone ancora tenuta Castello e Principato di Lucedio a Trino. Carni magnifiche sono quelle della Guardia. Salumi da ricordare dai Chiapella di Carrù (tra cui il salame di bue, grasso di maiale e magro di bue), alla Corte di Brignano di Brignano Frascata (per il crudo delle valli Tortonesi), da Mauro Celorio a Palazzolo Vercellese (con la mortadella di fegato al vin brulé), da Antonio Capello della cascina Capello a Villanova d’Asti che, a base della rinomata gallina bionda, ra un insaccato incredibile. Tra i formaggi spiccano il famoso Castelmagno (da provare quello di Massimo Monetti a Pradleves). la Robiola di Roccaverano dell’Arbiora di Dubbio, il burro (e il resto, dalla Tume di Langa al Raschera o al Testun) di Beppino Occelli da Valcasotto Pamparato, allevatore e affinatore principe. Condimenti non ne mancano. Per esempio le gelatine e composte biologiche di Marinella Prunotto ad Alba e le salse e i ragù (ma anche i piatti della tradizione) di Davide Pallada a Roero. Leader negli aceti è la Ponti che, acquisendo Achillea, è entrata anche nella trasformazione di frutta e verdura biologiche. Significativo è anche il ruolo della Saclà per olive, sottoli, sottaceti.
Enorme è il capitolo dei dolci. Industriali, ma di buona qualità,
sono i panettoni di Maina e Balocco. Ottimi i biscotti Krumiri Rossi di Casale Monferrato. Vasta è l’offerta di cioccolata.
Il torinese Guido Gobino è stato laureato (per i suoi Gianduiotti e le sue creme gianduia da spalmare) il miglior cioccolataio
del mondo dalla Chocolate academy. Ma che dire, sempre a Torino, di Montececcone e di Gerla? Anche gli industriali Caffarel e Streglio sono eccellenti. E da Bodrato a Castelletto d’Orba si mangiano i Boeri più buoni. Lo stesso vale per i Cuneesi
della drogheria Giraudo, ovviamente a Cuneo. E a Moncalieri
declina la locale menta piperita in ogni modo possibile Essenzialmenta. Spesso a fornire gli ingredienti per rendere eccellenti i prodotti dolciari piemontesi è la Giuso, un’azienda storica
che produce gelati di cioccolato (non al cioccolato) attraverso un
processo esclusivo e brevettato, con solo cioccolato polverizzato,
e un caffè solubile al 100% di Arabica Colombia, liofilizzando
la materia prima più apprezzata.

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